giovedì 15 novembre 2007

I Frascarèlli de Arfrèdo

Continua l’angolo della Giovi con uno sguardo alla tavola e al dialetto marchigiano e maceratese. Se facessimo un dizionario? A come acquacotta, B come bostrengo, C come callà e coteghì, d come da magnà, il pranzo, il cibo. E come l'articolo El, f come frascarèlli o frescarelli, una specialità particolare, una farinata rustica volutamente bozzolosa citata perfino nella raccolta di Dicerie Popolari Marchigiane tra Ottocento e Novecento di Claudio Principi.

I frascarèlli tradizionalmente venivano preparati in tre modi:

-Frascarèlli detti de farina o de li puritti ( dei poveretti), di solo farina di grano, sale e acqua.

-Frascarèlli de riso nei quali per favorire i grumi si metteva il riso per cui venivano chiamati anche riso curgo, riso coricato nel maceratese.

-Frascarèlli detti de li signori in cui si aggiungevano i cicitti, palline di pasta al’uovo.

Il condimento classico dei frascarèlli erano salsicce soffritte, passato di pomodori, pancetta di maiale, a volta con aggiunte di cipolla, sedano,carota. La consistenza era un po’ collosa per cui venivano chiamati li ‘ppiccicasandi cioè appiccicasanti a ricordare che una volta la colla si faceva con la farina. I frascarèlli erano un piatto sostanzioso, preparato con farina di grano,quando il pane comune, in tempi di miseria, era fatto con farina di farro, granturco o perfino di ghiande. Venivano serviti per puerpere e balie per favorire la lattazione abbondante.

E veniamo alla storia di Alfrèdo de la Gòrba di Montolmo, oggi Corridonia. Alfrèdo faceva il vetturale ed era un uomo corpulento e gioviale oltre ad essere una persona ghiottissima di frascarèlli. All’età di 75 anni si racconta che Arfrèdo si ammalo' di un brutto male e fu ricoverato nella clinica Marchetti di Macerata. Dopo pochi giorni di ricovero Arfrèdo peggiorò e i medici si arresero. I parenti chiesero allora di portarlo a casa. Arrivato in camera la sera stessa Arfrèdo chiese alla moglie un moccò de frascarelli, un boccone de frascarelli La moglie convita che fosse l’ultimo desidero, li preparò e con sorpresa il marito li finì. Arfredò se pappò tuttu lu pietanzì, si sbafò tutto il piatto. Arfrèdo migliorò leggermente e la sera dopo ebbe forza di chiedere nuovamente altri frascarèlli. La moglie speranzosa stavolta li preparò con cura e li condì con pomodoro, come preferiva il marito, lo imbocco' e Arfrèdo si riprese, si addomentò e dormi venti ore filate. E fu così che il moribondo se rimminì,si rinvenne grazie ai frascarelli e visse ancora parecchi anni.

Cume se fanne i frascarelli?: Se coce el riso 'nte 'na pentola bella capiente c'un abbondante acqua e un pugnetto de sale. Quannu el riso è quasi cotto, ce se 'ggiunge la farina (poga per volta) mesculanno co' 'na cucchiara de legno, finu a quannu diventa 'na polentina. Se fa bollì e a cottura ultimata i frescarelli se versane 'nte la spianatora. Se condiscene c'un sugo che se prepara cuscì: se fa sfrige 'nte 'na padella l'oio, la cipolla, el gambuccio de prosciutto. Ce se 'ggiunge i pomodori rosci freschi a pezzetti, la salciccia sbrigiolata e se fa bollì pe' 6 o 7 minuti. Ce se sparniccia sopra el cagio grattato. Se condiscene pure co' la salciccia in bianco o co' un soffritto de tocchetti de pansetta e de lonza.

Bon appetito!

by giovi

martedì 13 novembre 2007

Votate la frase più bella del nostro dialetto


Eleggiamo la frase più bella, più divertente, più rappresentativa in dialetto maceratese. La frase che ogni cittadino della provincia dovrà conoscere. Una delle prime frasi che i vostri figli dovranno imparare. La frase che vi identificherà come maceratesi doc. Venticinque le frasi candidate, citate nel blog e nel forum. Da Macerata a Porto Recanati passando per Appignano, da Mogliano a Civitanova. C'è un po' di tutto. Votate qui. 1) Com' è gggita la gggita? La gggita è gggita ve', ma potea gggi mejo! 2) Aho fra', che fa cossoro, va a lo Top, o va a lo Gatto? 3) A Sammartì 'gni musto è vì. 4) Co 'ssa maglia rosa, non te crederai desse lu primo, no?? 5) Se trona da che parte pioè? 6) Quanno ce sta troppi galli a cantà nun se fa mai jornu. 7) Ti si stongatu la scucchia co l'oglio de glia. 8 ) Tuttu un culu un par de carze. 9) Parlà co te è come fa a cappellate co li celli...consumi più tu che un asino a pastarelle.... 10) Su 'na guera de cervelli tu arzeresti vandiera vianca. 11) La palletta è glita donche doveva da jì! 12) Quillu è come un callà: o tigne o coce! 13) Oh, curdó, co' stai a ffà, l'ou? 14) So' cascato e me sò sframecato tutto! 15) Do si 'ggito, a badà a li puji? 16) Se cachi su la nee prima o poi te se scopre. 17) Lascia perde, quella loco o mucceca o stucca le corde. 18 ) Mejio puzzà de vi che d'ojo santo. 19) Chi non cià voja de fadigà se mette sopre lu pajà. 20) La vecchiàia è brutta ma stà peggiu chi nun ce ria. 21) De sù passu do jiarrimo a finì? 22) Ciai nà lengua che taja e cuge. 23) Ahoo che stete a gliocà a tressette co lu mortu lajjò? 24) Passata la festa, male le gamme, pegghio la testa. 25) Quissi la faccia mia l’ha vista ma però no la vede più.. Non fa lu sciapittu, glioca pure tu!Giustifica

by Matteo Zallocco

giovedì 8 novembre 2007

Il mangiar saggio maceratese

Rispolvero il mio archivio personale di proverbi regionali in occasione del tributo al dialetto maceratese. I proverbi (dal latino proverbium : pro (avanti) e verbum (parola) o forse da proba (prova,saggio) e verax (verace,sincero) hanno una origine antichissima. Nei proverbi sono sintetizzate le leggi morali, civili, religiose e politiche che riguardano tutti i casi della vita, della quale nutriti dall’esperienza ne esaltano i beni e censurano i difetti. Considerati da molti vere e proprie perle della sapienza che si è tramandata di generazione in generazione, i proverbi vengono spesso definiti la “saggezza dei popoli”. Amore, amicizia, il lavoro, superstizioni, politica, l’agricoltura, sono tanti i temi trattati nei proverbi. Un tema ricorrente è anche il cibo e nel mio libro "Il mangiar saggio Un viaggio attraverso l'Italia dei detti, dei proverbi e della vecchia saggezza popolare" (AIEP editore) ne avevo scelti diversi come spunto di riflessione per parlare delle proprietà nutrizionali di alcuni alimenti e loro effetti sulla salute. Non c’è classe di alimenti che non sia stato oggetto di attenzione della saggezza popolare tra legumi, frutta, formaggi e vino. L’alimentarsi, cercare il cibo per sé e per i propri simili hanno infatti costituito tappe importanti dello sviluppo della civiltà umana. Alcuni proverbi fanno sorridere, altri sorprendono nonostante siano stati concepiti in assenza di conoscenze scientifiche approfondite come quelle che possediamo oggi. Scelti per voi ecco alcuni tra i proverbi maceratesi in cui il vino, cibi e abitudini alimentari sono protagonisti.

-Chi magna co’ lu cortellu non rrembie lu vudellu. Chi mangia col coltello non riempie lo stomaco. Si riferisce al modo di mangiare quasi trastullandosi nello spezzettare i cibi, cosicchè non si prova il senso di sentir pieno lo stomaco. Siete daccordo?

-Bocca ònta, non disse mai male. Chi è sazio e ha mangiato ben condito, ha poca voglia di fare polemiche, le battaglie sono alimentate dalla fame dei popoli.

-D’ogni vellèzza dalla vocca rrentra. Qualsiasi bellezza entra dalla bocca. Una buona alimentazione contribuisce al benessere e alla bellezza, potrebbe essere un claim salutistico, come recita quella publicità di una nota azienda: Mangia bene e vivi meglio…

-Biata la piattella, che sèttema rastella Beato l’ultimo a servirsi perchè può rastrellare il piatto.

- Chi non magna’n cucina ha magnato ‘n candina. Della serie Gallina che nun becca è segno ch'ha beccato (Sassoferrato)

- O Ommini vôni e vino vôno dura poco. Uomini di grande virtù sono come il vino buono: durano poco.

-L’acquaticcio tre ghjorni è bbono e dopo è tristo. L’acquaticcio, il vinello fatto col mosto ed allungato con acqua, è buono tre giorni, poi è da buttare, all’acquaticcio viene dedicata anche una sagra nel maceratese. Dove? a Belforte del Chienti.

-Più erba se magna e più bèstia se divenda. Più erba e insalata, si mangiano e più bestie si diventa. I vegetariani di certo non condivideranno.

-Io predeco de notte un callà de pere cotte” ..Quando ci si accontentava di poco…di un paiolo (callà) di frutta cotta..

-Tempo’rfatto de notte,dura quanto un callà de pere cotte. Cioè il tempo che si è rimesso al bello durante la notte, dura pochissimo, tanto quanto un paiolo di pere cotte. Mele e pere, in particolare le varietà che non si prestavano ad essere consumate fresche, venivano cucinate spesso in campagna e usate a merenda o a cena.

-Del vin bsogna fann us, no abus. Giusto!

La lenticchia tristu' llu corpu che ce se ficca. Infelice il corpo di colui che mangia lenticchie.

-Passata la festa, male le gamme, pegghio la testa. Dopo una festa, male le gambe, peggio la testa per i postumi della sbornia.

Foto di Giorgio Pistola. Mostra "Vecchie case rurali ".

by giovi

lunedì 5 novembre 2007

Un tributo al nostro dialetto

Può piacere e non piacere, può anche farci un po' brutto sentirlo in tv o alla radio, ma una cosa è sicura: il nostro dialetto è divertentissimo. E spesso ci fa ridere. Basta sentire le canzoni dei Vincisgrassi... "Macerata, Macerata posse, posse pijatte 'n gorbu, un gorbu che te spacca Macerata, Macerata, magna sembre la 'nsalata e risparmia li quatrì, poi li spenne pe' vestì Ce se 'rveste solo fori, 'l'apparenza più signori ma cend'anni a lu camì, tu si sembre un contadì..." ...O le barzellette in appignanese di Lando e Dino. www.landoedino.it E allora vogliamo farci quattro risate tutti insieme... Eleggiamo la frase più bella scelta tra i dialetti di questa provincia. Ognuno di voi può proporne al massimo tre (ognuna non può superare le 15 parole) in questo topic del nostro forum dove avevamo già iniziato a divertirci... ...Dal portorecanatese: Ciai nà lengua che taja e cuge. Al civitanovese: Aho frà non vedi che dè le 3?! Passando per il maceratese: Ahoo che stete a gliocà a tressette co lu mortu lajjò? Per chiudere con l'unico e inimitabile appignanese: Ehhe nno Mistè non mmassento...u sbvaglio nce volgio gji ...mistè non ce voglio gji Bhe oh saai come gette a ffinì....ce givvi.... U Tiravvi. U sbagliavvi. Scegliete tra frasi che avete letto o sentito, anche solo per strada. Insomma, quelle che vi sono piaciute di più. Magari consultate i meno giovani, per farci quattro risate tutti insieme e per ricordare le nostre origini. Sono ammessi solo dialetti della nostra provincia. In questo sito potete trovare la storia e le origini del dialetto marchigiano. Glioca pure tu, non fa lu sciapittu!

by Matteo Zallocco

sabato 3 novembre 2007

Vino al Vino ...secondo Rick


-Rick, dopo il lavoro, adesso parlaci un po' di te, cinque aggettivi per definire il tuo rapporto con il vino. Salutare (se preso nelle giuste misure! Aiuta la circolazione del sangue e abbassa il tasso di colesterolo), intrigante (il suo peso in un appuntamento galante potrebbe essere decisivo), conciliante (bere in compagnia con gli amici e brindare con un po' di vino, risulta sempre appagante ed amichevole), professionale (chi meglio di me può dirlo?!? Conoscere sempre di più sul vino oltre ad accrescere la mià personale professionalità, mi appaga e soprattutto non mi stanca mai), rispettoso (perchè se non se ne abusa, ti può allietare la serata, io rispetto lui, lui rispetta me!!! In questo senso)!

-Primo appuntamento con una ragazza. Rosso, bianco o rosato? Dipende dalla ragazza! Mi spiego, se è una tipa sofisticata che bada alla chiccheria, quelle del tipo un po' "snob" direi Bianco, o alla fine anche un Rosato del Salento! Perchè la inviterei in un ristorantino al mare a mangiare il pesce (questi vini sono l'ideale)!!! Se la tipa risultasse più alla mano (come piace a me) ROSSO! Perchè la cena alla quale la inviterei in un primo appuntamento, non sarebbe a base di pesce, bensì qualcosa di più alla mano, però caloroso alla stesso momento!!! E di vini rossi che fanno al caso mio, ce ne sono a bizzeffe!!!

-Vino e cibo, quali abbinamenti preferisci? Io non ho particolari preferenze ma se si vuole scendere nel particolare: - Con gli aperitivi gradirei un vino bianco o un spumante o vino spumante prosecco. - Con i piatti a base di pesce, come dicevo poc'anzi, l'ideale sarebbe un bianco tipo: Corvo bianco, un Falerio, una Falanghina o un Muller Thurgau, ma anche altri! - Per i piatti a base di carne rossa si passa al rosso. Qui potremmo variare la scelta con un Merlot, un Refosco, anche un Chianti o un Sangiovese, come anche un Pinot Nero o una Valpolicella potrebbe fare al caso nostro! - Se, invece, dovessi scegliere un abbinamento con carni bianche o salumi, andrei con un Barbera, o un Bardolino, un Cirò, o anche un Lambrusco tra i rossi, ma anche sarebbe azzeccato l'avvicinamento con i bianchi Greco di Tufo e Verdicchio. - Con la selvaggina, invece, berrei solo vini rossi, come: Amarone, Brunello di Montalcino, Primitivo di Manduria o Sagrantino di Montefalco (vini più raffinati che hanno la qualità di esaltare i sapori). Un dessert, come anche un dopo pasto, sarei dell'idea di avvicinarli a dei vini bianchi dolci e liquorosi tipo: Vin Santo, Moscato, Tànit, Passito o Malvasia. Anche un Porto o uno Cherry (sono rossi) andrebbero bene! Spero di essere stato esauriente, semplice e completo!

-Se il forum, Homoblog e Cronache Maceratesi fossero un vino, che vini sarebbero? Il Forum sarebbe come un Chianti o un Sangiovese perchè tutti ne possono usufruire e perchè è facile da ritrovarlo nelle tavole e nelle case di tutti gli italiani. L'Homoblog, sarebbe, avendo sempre trovate dolci e scherzose, un Moscato o anche un VIN SANTO, appunto vini dolci e liquorosi. Le Cronache Maceratesi, essendo appunto maceratesi e cercando di mettere in risalto le bellezze del posto, ricercando le chicche della nostra zona, non posso che paragonarle ad un FALERIO dei COLLI ASCOLANI o ad un VERDICCHIO dei JESI.

-Qualche dritta sul vino, Rick, qualche suggerimento? Alcune chicche che non tutti sanno:
- una volta scelto un vino, per conservarlo al meglio, in una cantina o a casa, sarebbe ideale, metterlo per orizzontale! In questo maniera, si permetterà al tappo di restare a contatto con il liquido e mantenere la giusta elasticità, impedendo l'infiltrazione di aria o altri odori,
- ogni vino per degustarlo al meglio andrebbe servito ad una temperatura appropriata. Come fare per ottenere tali temperature? Per abbassare velocemente la temperatura occorre immergere la bottiglia in un secchiello pieno d'acqua, ghiaccio e sale. La temperatura di un vino va misurata con un termometro a lettura rapida all'interno della bottiglia, tenendo conto, che il vino una volta versato nel bicchiere aumenta la sua temperatura di uno o due gradi nel giro di pochi secondi.
- Il vino, sarebbe meglio servirlo così:
1) i vini vanno serviti sempre prima dei piatti che debbono accompagnare,
2) il bicchiere non va mai riempito oltre i due terzi della propria capacità,
3) i bicchieri non vanno lavati con detersivi, poichè i residui minimi possono rovinare la degustazione,
4) devono essere preferibilmente lisci, trasparenti, in vetro incolore e riposti in luoghi dove non ci sia la possibilità che vengano intaccati da altri odori,
5) i vini sono sempre serviti prima ai festeggiati ed alle donne,
6) i vini vanno presentati alla sinistra del commensale e serviti alla sua destra.

Grazie Rick!! Grazie a Mariana e a Paula per le immagini.

by giovi

Il vino nel carrello

Il vino, le etichette, i marchi a denominazione d'origine, le donne, la salute, il galateo a tavola, gli abbinamenti enogastronomici, tendenze e psicologia dei consumi. Riccardo, The Boss -per gli amici- si rivela un addetto ai lavori, molto attento al mercato e non solo...

La grande distribuzione organizzata (GDO), si conferma come un canale sempre più importante per la distribuzione del vino sul mercato nazionale. Tra agli scaffali, trovano spazio anche etichette straniere.Qui delle notizie sui vini nella GDO. Vuoi commentare? Come si può già leggere dal "Corriere del vino", il 2006 è stato un anno positivo per il vino italiano: "sul mercato nazionale stiamo assistendo ad una razionalizzazione della filiera mentre i mercati esteri sono stati oggetto di politiche commerciali più aggressive che stanno generando una crescente domanda di prodotto", io sento solo di poter confermare quanto sopra anche per quanto riguarda il Cityper di cui io faccio parte, lavorandoci oramai da quasi 9 anni! Anche nel Cityper dove lavoro (VAL di CHIENTI - Piediripa MC) la realtà quotidiona si avvicina e si sovrappone a quanto calcolato dai dati, elaborati da ACNielsen per Vinitaly, che mostrano quali sono i vini più venduti nella Gdo nel 2006, nell'ordine: Chianti classico (Toscana), Montepulciano d'Abruzzo, Sangiovese (Emilia Romagna, Toscana), Nero d'Avola (Sicilia), Merlot (Veneto), Pinot (Tri-Veneto), Bonarda (Lombardia), Barbera (Piemonte), Vermentino (Sardegna) e Barbera d'Asti. I vini che fanno registrare il maggior tasso di crescita nel 2006 sono nell'ordine: Brunello di Montalcino, Nero d'Avola, Gewurztraminer, Morellino di Scansano, Verdicchio di Jesi, Dolcetto d'Alba, Bonarda Oltrepò, Barbaresco, Chardonnay e Rosso di Montalcino. Il prezzo medio al litro dei vini venduti è 4,04 euro, mentre le fasce di prezzo che crescono maggiormente sono quelle della fascia superiore ai 6,4 euro.

- C'è una attenzione del gruppo Cityper ai vini locali e a quelli a denominazione d'origine? Sì, c'è un'attenzione particolare del Gruppo Cityper ai vini locali, ai D.O.C e D.O.C.G e I.G.T! Infatti nel corso dell'anno, partono promozioni a tema, in genere di due settimane, in cui i prezzi sono ridottti con una buona percentuale di sconto. La promozione corrente infatti riguarda precisamente sconti interessantissimi sui vini D.O.C! Qualche settimana fa, invece vi è stata la promo inerente vini locali.

- Che spazio è riservato ai vini stranieri? Lo spazio che, nella corsia 26 del Cityper, è riservato ai vini stranieri potrebbe sembrare non troppo grande, ma se si considera il numero elevato di referenze di vini italiani che la compongono, posso dire che, anche i vini stranieri hanno un giusto ed equilibrato spazio nella cantinetta. Oltre ai vini cileni tipo "Tarapaca ", ci sono gli argentini come "Shiraz Hiraz Trivento" e "Chardonnay Tritarapacavento" che ho inserito io da qualche anno nell'assortimento che si può trovare al Cityper, appositamente in onore delle nostre amiche MARIANA e PAULA. I francesi sono i più numerosi tipo "Beauuvillon, Chateaneuf de Pape, Polly Fumè, Sautternes Chateau Briatte o Cotes Du Rhone". Abbiamo vini greci "Retsina", australiani "Syrah Cabernet Kanga's Leap e Semillion/Chardonnay Kanga's Leap, messicani "San Isidoro" ecc.)

- Tra i tuoi clienti, chi sono più informate le donne o gli uomini? Credo che gli uomini siano più effettivamente informati o quanto meno quelli che al Cityper vengono con più frequenza ad acquistare vino, anche se le donne stanno aumentando i loro interessi e di conseguenza la loro informazione è in netta crescita!

- Il vino che secondo te non dovrebbe mai mancare in cantina? Vini Bianchi, tipo Falerio, Verdicchio, Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Falanghina, Vermentino,non dovrebbero mai mancare in una cantina che si rispetti, ma come anche i Rossi: Barbera, Chianti, Bonarda,Montepulciano, Nero D'Avola, Brunello, Primitivo di Manduria ma anche altri e la lista sarebbe ancora lunga! ROSATI immancabili dovrebbereo essere: Salento, Turà delle Venezie, Pinot Rosa ecc.

- La domanda strana di un cliente che ricordi? La domanda più strana forse non sarà, ma spesso, come anche oggi, la gente mi fa "...Senta, sto cercando un buon vino che costi poco, che mi consiglia?" ed io accendo un sorriso, rispondo "... una Ferrari che costa poco, ancora non l'hanno inventata" e spesso capita, che subito dopo, capita la battuta, ci facciamo due risate!!! Poi chiaramente si ritorna seri e cerco di capire quello che il cliente effettivamente cerca!!!

Ecco Rick nel suo habitat al Cityper, ma non è ancora finita...continua la chiacchierata con The Boss e il suo rapporto con il vino....

by giovi

giovedì 1 novembre 2007

A Loro Piceno: come adottare un albero di ulivo


Nel web surfing alla ricerca di notizie, mi sono imbattuta in Adopt an olive tree, una simpatica iniziativa di imprenditori agricoli di Loro Piceno (MC). Il sito web dell'azienda è interamente scritto in lingua inglese, a indicare una clientela particolare a cui si rivolgono: "Adopt one of its trees for a year and you'll receive all the produce from your tree. Imagine dunking your bread in your own oil from your own tree 1,500 miles away on a hillside in Italy". L'idea che ha avuto già diverse recensioni anche internazionali, è di dare l'opportunità di adottare uno dei numerosi ulivi dell'azienda. Si possono scegliere una o più piante (il costo è di circa 130 euro all’anno) dopo aver visitato virtualmente le varie aree dell’uliveto tra le dettagliate mappe: Maddalena, Furbo, Gruffina, Immacolata, Piano Piano, Il Capo, Il Fico, Il Sogno, Lina e Ardelio. Di ogni area saprete anche le cultivar di olive che sono coltivate: leccino pendolino, mignola, Piantone di Mogliano. Se vorrete, potrete andare in azienda per far visita all’albero scelto.

Per la verità, della possibilità di soddisfare l’istinto bucolico e la volontà di supportare attività agricole e contribuire a preservare piccole produzioni artigianali avevo letto già in passato. Forse pioniere è stata l’associazione Archeologia Arborea di Città di Castello in Umbria. Alcuni anni fa per esempio si offriva la possibilità di adottare nespoli, sorbi, prugnoli, biricoccoli piantati nel frutteto degli alberi dimenticati. Obbligatorio andare a far visita alla pianta adottata almeno una volta all’anno, e ovviamente recarsi in zona per raccogliere i frutti. Altre iniziative sono seguite in diverse regioni come Adotta una pecora in Sardegna. In Molise si può contribuire a far crescere un frutteto di vecchie varietà di frutta. Preferite una vigna? In Trentino si è offerta la possibilità alle scolaresche di adottare alberi da frutto.


Cathy, Jason e Rosie in azienda

Se vi piace l’idea di adottare alberi di ulivo, altre iniziative oltre a quella marchigiana, ci sono in Toscana, nel Cilento e nella Valle Roveto. Aderire ai vari progetti non significa solo poter ricevere i prodotti che si ottengono dalla coltivazione o dall’allevamento. Significa con il proprio investimento contribuire alla pianificazione della produzione agricola e favorire il mantenimento in vita di piccole aziende. Significa aiutare nella valorizzazione di risorse territoriali e sviluppare un turismo sostenibile finalizzato a valorizzare la storia, la tradizione e la cultura di alcuni territori difficili o marginali.

Spero che i giovani che portano avanti il progetto Adopt an olive tree a Loro Piceno, ci raccontino un po' come sta andando, le adesioni a giudicare dal sito, non sono poche. C'è chi lo propone come idea regalo!

by giovi