Visualizzazione post con etichetta Viaggio in provincia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viaggio in provincia. Mostra tutti i post

domenica 19 aprile 2009

In viaggio nell’alta Valle del Chienti



Qualche giorno fa ho assistito ad una interesante conferenza organizzata dall’Archeoclub di Jesi. per l'occasione era stata invitata la Dott.Marta Castellucci che ha esposte alcunni dati riportati nella sua tesi di laurea in Archeologia, con specializzazione in topografia antica. Il suo intento era quello di studiare il sistema di viabilità nell’alta Valle del Chienti, in epoca romana. Per seguirla nel suo percorso di studio e di ricognizione storica bisogna spostarci idealmente in quel territorio compreso tra Camerino e Caldarola e, più precisamente, a sette chilometri circa da Caldarola dove, seguendo il corso del fiume Chienti, incontriamo la remota località di Bistocco a 316 m. sul livello del mare di cui ci testimonia appunto quella carta topografica del 1742. Bistocco è una piccola frazione nel cui territorio sono conservati i ruderi di due suggestive torri di avvistamento: la torre di Bistocco a pianta circolare e, poco distante, la torre di Valcimarra entrambe datate, presumibilmente, al XIII secolo.

Torre di Valcimarra

Ma è proprio nella sperduta frazione di Bistocco che affiora la testimonianza concreta della presenza di un antichissimo ponte, via privilegiata di collegamento tra la zona interna dell’alta Valle del Chienti e la zona costiera. Di quel ponte originario, rimaneggiato poi in epoca medievale e moderna, non è rimasto che una porzione ridotta ed estremamente esigua, un reperto di significato storico che può essere fatto risalire molto probabilmente all’epoca romana, quando la valle del Chienti rappresentava uno snodo importante nel sistema viario regionale. Su quella spalla del ponte originario, che impervia ha resistito nei secoli fino a noi, si è tentato poi di ricostruire, nelle epoche successive, la restante struttura tramite lo studio approfondito e meticoloso delle carte topografiche. Blocchi di pietre calcaree, tenute insieme utilizzando malta, composta prevalentemente da pietrisco, il tutto appoggiato sulla roccia, era questa la struttura portante su cui si ergeva il ponte di Bistocco così come quella di tanti altri ponti della zona: il ponte di Pievetorina e il ponte Marmone a Pioraco. Mezzo di comunicazione privilegiato, in epoca romana e medievale, tra il valico di Colfiorito e il mare, il ponte di Bistocco ha poi cessato la sua funzione di collegamento viario nel 1700.

Carla Giaccaglini

by giovi

giovedì 9 aprile 2009

Viaggi da Fermo. Il lago di Pilato



Qualche settimana fa sono stata alla presentazione del libro "Viaggi da Fermo" di Angelo Ferracuti. Da quando svolgo attività didattica a Fermo, ho imparato a conoscere meglio questa città, settimana dopo settimana, ad amare la piazza che accoglie chi come me arriva in pulman, i monumenti che vi si affacciano, i suoi vicoli, i piccoli negozi.

L'autore definisce il suo libro, un "Sillabario piceno", fatto di frammenti che raccontano itinierari, luoghi e personaggi del piceno, si percorre la costa adriatica, si viaggia in treno, si esplorano le case e le vite di artisti, scrittori, si arriva fin sui Sibillini, su quel lago che ancora non ho visitato: il lago di Pilato.

"C'è un luogo imperscrutabile che fa parte della mia infanzia fatta di gite parrocchiali francescane e tende canadesi una vicina all'altra, a volte gocciolanti di pioggia,di ragazzi vocianti e frati scalzi allegri e odore di bosco. Ci sono andato diverse volte lassu', scarpinando e sentendomi vivo e palpitante mentre camminavo nel ventre della montagna, quando le rocce ti stringono corpo e cuore accogliendoti nel loro materico apparire. Al lago di Pilato il miracolo è ancora arrivarci da un sepentaio di ghiaia, attraversando il midollo vivo della montagna,e accorgersi della sua presenza che meravigia e lambisce gli occhi all'improvviso, proprio quando meno te l'aspetteresti dopo un percorso impervio, limpido di cielo nel suo quiete vivere se sei fortunato.

Il chirocefalo che vive nel Lago di Pilato.

Dentro le acque limpide e un pò demoniache dell'unico lago naturale delle Marche proprio sul versante magico dei monti Sibillini vive un animaletto simpatico, il chirocefalo, crostaceo dal colore rosso corallo,capace di nuotare sul dorso. E' un momento di pace arrivarci, una consolazione dello spirito sapere che lui ancora può riprodursi lassu' per una strana magia che la natura rinnova nelle sue stagioni.



Fonte immagine

by giovi

giovedì 2 aprile 2009

Cronache medioevali. Il Castello di Montefiore



A pochi metri dall’ingresso al comune di Montefano, c’è una piccola strada sulla sinistra. Se non fate attenzione, rischiate di non vederla. Se la imboccate, vi trovate a Montefiore. Curioso, siete a pochi passi da Montefano, ma la frazione fa parte del comune di Recanati. Il castello che sorge nei pressi del bivio domenica scorsa era assediato da auto in sosta e da tanta gente in occasione della domenica del FAI. Ad accogliere i numerosi visitatori, tra cui la sottoscritta un gruppo di studenti delle superiori arruolati come guide. Pensavo di trovare ambienti e stanze da visitare, invece la visita è stata brevissima perché del castello sono rimaste le mura, le scale di accesso e la torre di difesa oltre a quella che ci è stata descritta come la probabile casa del capitano.
Il castello ha manifestato negli ultimi anni diverse lesioni che sono state oggetto di alcuni interventi. Gli abitanti della frazione, lo chiamano il "castello del cappero", per la pianta che attecchisce rigogliosa lungo le sue mura.
Ora immaginate come potevano essere questi luoghi centinaia di anni fa, quando Recanati, Montefano e Osimo erano in rapporti non troppo felici e le campagne erano percorse da guelfi, ghibellini e da condottieri schierati dalla parte del Papa o suoi nemici.
Recanati ha avuto importanti momenti di storia nel Medioevo e nei secoli successivi testimoniati non solo dalla famosa Torre del Borgo, del sec. XII, dalle mura quattrocentesche, anche dal Castello di Montefiore, eretto nel 1200.
Montefano nel Basso medioevo fu a lungo sotto il dominio di Osimo, e in sua difesa furono chiamati vari condottieri tra cui Galeotto Malatesta. Sottomessi alla città di Osimo, gli abitanti di Montefano erano soggetti a balzelli e tributi. Osimo lo presiedeva militarmente ed aveva anche provveduto a fortificarlo con opere murarie. È per questo che il paese fu costretto a seguire e a partecipare a tutti i fatti d’armi e alle vicende storiche cui Osimo lo trascinò.
Queste vicende costrinsero Recanati a difendere i propri territori e si costruì appunto il Castello di Montefiore appena al limite dell’ingresso del paese di Montefano. Il Castello fu inizialmente eretto come fortezza a pianta poligonale con quattro corpi in muratura, sovrastato da una torre quadrilatera con merlature.
Nel 1444 Francesco Sforza saccheggiò Montefano, e Osimo ne perse il dominio. Lo Sforza dopo essere stato respinto dalla Marca che aveva dominato per anni riorganizzandosi ne riprese possesso: occupò Jesi ed Appignano si stabilì nei pressi del Potenza. Il saccheggio particolarmente duro subito da MonteFano convinse gli abitanti di Castelfidardo a ribellarsi al Papa e ad arrendersi per non subire lo stesso trattamento.
Nel 1445 a gennaio le truppe della chiesa tentarono invano di riconquistare MonteFano difeso dalle truppe sforzesche guidate dal Ciarpellone.
Recanati rinforzò il castello di Montefiore, finché Niccolò Piccinino, condottiero di origini umbre che a lungo lottò contro le forze papali, lo assalì e lo liberò.
Nel 1486 Boccolino da Gozzone si impadronì di Osimo ed il Legato Pontificio promise MonteFano a Recanati in cambio dell’appoggio nella liberazione di Osimo. E l'anno successivo Montefano passa brevemente formalmente sotto il controllo di Recanati.
Se queste righe vi hanno stuzzicato la curiosità sulle storie e imprese dei vari condottieri e capitani di ventura citati, vi segnalo il sito Condottieridiventura.it. Solo per stomaci forti, perchè ho scoperto che dopo aver passato la vita al servizio di signori e potenti, spesso questi condottieri morivano in circostanze tragiche, vittime di intrighi, congiure o sotto tortura.

by giovi

lunedì 23 marzo 2009

Primavera con il FAI



Sabato 28 e domenica 29 marzo 2009, tornerà la consueta iniziativa del FAI, Fondo per l'ambiente italiano. Quest'anno sarà la XVII Giornata FAI di Primavera. Una occasione per scoprire 580 Beni, la maggior parte dei quali normalmente chiusi al pubblico, in 210 città. Tra le mete in provincia di Macerata, vi sono Appignano, Fiastra con un’escursione nelle Lame Rosse, Montecassiano (MC) con la possibilità di visitare il Palazzo Buscalferri, Montefano. A Recanati sarà aperto per visite il Castello di Montefiore. Ecco l'elenco dei luoghi che saranno aperti nelle Marche.
Qui un pdf.

Se andate fate delle foto!

by giovi

domenica 15 febbraio 2009

Il museo della memoria a Camerino



Ho scoperto che all'interno del sito web dell'università di Camerino, è possibile visitare il Museo della Memoria. Il museo ripercorre la storia, recente e passata della città, di alcuni luoghi e racconta attraverso testimonianze fotografiche, alcune usanze e la storia dell’università la cui fondazione risale al Trecento. Obiettivo degli ideatori è quindi non disperdere la ricchezza della storia della città e le sue istituzioni più antiche. La scelta di collocare il museo della Memoria sul web, è per dare una maggiore visibilità all’iniziativa che ha bisogno di essere divulgata e di confrontarsi, oltre i confini locali. Il museo aspira inoltre a coinvolgere le nuove generazioni.
Troviamo bellissime immagini nelle varie sezioni: I giorni della merla, Qui una volta era tutta campagna , Gli occhi, le mani; Il mare profondo, La festa negata.

Nell’area dedicata all’università le immagini testimoniano la lunga storia dell’ateneo: le Prime iniziative didattiche, La rifondazione settecentesca, Com’era l’ateneo nel primo Novecento, Il passaggio all ’università statale nel 1958 e in ricordo della mitica festa delle matricole che si faceva un tempo, troviamo: Che la festa cominci! Ultimi fuochi della goliardia.

Come si divertivano i camerati nei primi anni del Novecento? La risposta nella sezione dedicata alle testimonianze sul tempo libero tra partite di palla al bracciale, gite in bicicletta e altri svaghi.

Peccato che il tasto destro del mouse sia disabilitato!

Fonte: unicam.it/museomemoria

by giovi

mercoledì 6 agosto 2008

Cartoline da Montelago. Dall'A alla V, in ordine sparso

Cartoline da Montelago Celtic Night 2008. Cosa porta migliaia di giovani a indossare il gonnellino e a trasferirsi in massa alla notte celtica? Aspiranti Highlanders insomma.

M come Montelago Celtic Night e Musica ovviamente, ogni anno l'evento è un richiamo anche per gli appassionati che assistono ai concerti delle band. Il festival, inizia già dalla mattina con l’arrivo delle prime tende.

A come altopiano, logisticamente la sede vocata per un raduno del genere, quest’anno si è svolto a Colfiorito.

B come Birra, ne scorre parecchia tra i ragazzi. In fondo la birra è considerata la bevanda dei Celti, no? B come baby park, in funzione quest'anno sull'altipiano. B anche come barbecue, dare da mangiare agli affamati! il barbecue è un vero rito irrinunciabile per tutti i partecipanti.

C come cinghiale, nel menù degli stand gastronomici.
C anche come coroncine, in vendita negli stand dell'area artigianato, insieme a mollettoni e altri ciaffi di plastica.



D come Divertimento, a contatto con la natura.



F come fascino dell'uomo celtico, alto, possente, barbuto, anche se solo per una notte!



G come giochi, quali? i giochi celtici ovviamente.
I
come Infopoint, un punto di riferimento per le migliaia di persone che hanno affollato la manifestazione e dove si prendevano le iscrizioni ai giochi e si compravano maglie e cd. Loro anche l'idea del baby-parking.
I anche come idromiele, non solo birra insomma.
L
come lancio del tronco, lo sport preferito dai partecipanti. Nelle gare sono presenti due categorie. Gli Highlanders con lancio del Tronco da 3 metri e le Ladies, tronco da 1,8 metri.



N come novità. Nello spazio centrale dell’altopiano di Colfiorito, proprio nel cuore della festa, quest’anno è stato allestito un accampamento storico dove decine di figuranti in costume hanno dato vita ad uno spaccato dei tradizionali villaggi celtici. Strutture in legno e tende come alloggi e rappresentazione di alcuni momenti di vita quotidiana quali la sartoria, la colorazione delle stoffe, la preparazione dell’idromele, il manufatto di gioielli, la cucina, la preparazione della battaglia, ecc.

K come kilt, sembra che in molti non rinuncino a indossarlo, con questi risultati.Si racconta di molte madri che si sono viste requisire kilts (immersi nella naftalina) dai propri figli.



P come pietra, dimenticavamo che anche il lancio della Pietra è una delle attrazioni di Montelago Celtic Night.


S come strumenti musicali celtici dalla cornamusa scozzese all’arpa celtica. S stanchezza, quella che colpisce tutti i partecipanti,complici le poche ore di sonno magari passate con il suono delle cornamuse nelle orecchie.

T come tempo metereologico, una vera incognita, viste le esperienze degli ultimi anni. T come tende, uno spettacolo vederne migliaia da lontano.

V come Varnelli. E chi ha detto che si beve solo birra? Da uno stand l'azienda di Muccia elargiva cicchetti e correzioni di birra e anice, una combinazione da saggiare nel prossimo autunno magari a temperature meno infuocate?

Grazie a Emanuela- alias Alzata con Pugno, per le foto.

by giovi

martedì 22 luglio 2008

Caldarola, la targa di Garibaldi ha 100 anni

July 22, 2008, 8:19 pm



Il medaglione in ricordo di Giuseppe Garibaldi, posto su una colonna al centro del Palazzo Pallotta a Caldarola, ha compiuto un secolo. L’anniversario è passato in sordina probabilmente non per revisionismo storico. L’inaugurazione solenne si svolse domenica 12 luglio 1908. Ricordando l’evento, incontreremo anche noti personaggi d’inizio Novecento nel Maceratese. Nel settembre 1907 per promuovere l’iniziativa si formò un comitato composto di liberi pensatori laici e repubblicani. L’ing. Filippo Amici, progettista del locale teatro, che si batté poi per la lapide in onore di Giordano Bruno, fu presidente. Il sergente garibaldino M° Antonio Buscalferri rivestì l’incarico di vice presidente. Quel giorno, la cittadina apparve, come si direbbe in gergo navale, pavesata a festa. Bandiere, arazzi e strisce di carta di vario colore erano stati affissi sui palazzi e lungo le vie, a cura del decoratore Raffaele Santilli, segretario del comitato. La targa di marmo e bronzo fu opera del giovane scultore maceratese prof. Giuseppe De Angelis, mentre il testo dell’epigrafe fu scritto dall’ing. F. Amici. Il ricordo marmoreo con il proclama “O Roma o morte” costò la somma di 400 lire, donata da 565 cittadini. Allietarono l’evento varie bande musicali e fanfare, tra cui la “Giuseppe Verdi” di Tolentino, diretta dal maestro Umberto Nicoletti. Il corteo sfilò dal fondo di viale Umberto I fino a piazza Vittorio Emanuele II, dove alle ore 11,00 si svolse lo scoprimento della targa. Parlarono l’oratore Otello Masini, assessore repubblicano di Firenze, e l’avvocato caldarolese Vincenzo Amici, raccogliendo il plauso dei presenti. Parteciparono anche il sindaco di Camerino avv. Torquato Sartori e quello di Tolentino avv. Giovanni Bezzi. I festeggiamenti in onore dell’eroe dei due mondi proseguirono nel salone municipale, dove ebbe luogo un banchetto popolare cui parteciparono 150 commensali. Alle ore 16,00 nel teatro condominiale si svolse la conferenza tenuta dall’on. Lamberto Antolisei, deputato socialista di Macerata e grande oratore, il quale rievocò l’immagine di Garibaldi, figura di spicco dell’Ottocento a livello internazionale. Salirono sul palcoscenico i rappresentanti di 62 associazioni e 45 garibaldini in divisa, tra i quali il Ten. Rolando Valle, il S.Ten. Felice Fabi, entrambi di Camerino, e il sergente conte Aristide Gentiloni Silverj di Tolentino, appassionato studioso di storia e archeologia (a lui è intitolato il Museo Civico Archeologico tolentinate). Un membro del comitato organizzativo lesse i numerosi telegrammi e le adesioni giunte da tutta Italia e dall’America Settentrionale e Meridionale. L’evento commemorativo fu molto sentito; durante le guerre d’indipendenza ben tredici caldarolesi avevano militato nelle file garibaldine. La targa con il bronzeo profilo è stata restaurata da Ilio Montanari nell’autunno del 2007.

Concludo con una curiosità inedita. Anita, (Aniña Ribeiro Da Silva) era nata a Laguna nello stato di Santa Caterina in Brasile. Garibaldi la incontrò nel 1839 quando lei aveva diciannove anni e la sposò nel marzo del 1842. Gli abitanti delle città vicine, per scherzo, dicono che l’unico “grand’uomo” di Laguna è Anita Garibaldi.

Eno Santecchia

by giovi

martedì 27 maggio 2008

A Potentia: a scuola di archeologia

-Per tutti quelli che non sanno che la Vallata del Potenza, è una delle aree archeologiche più interessanti delle Marche,

-Per tutti quelli che non sanno che a Sud dell’attuale centro abitato di Porto Recanati, un tempo sorgeva una colonia romana.

-Per tutti quelli che non conoscono Potentia

-Per tutti quelli che non sanno che Potentia fu realizzata tenendo conto della conformazione della valle e nei dieci anni successivi alla sua fondazione, grazie al censore romano Fulvio Flacco, vedeva realizzate numerose opere importanti quali un tempio dedicato a Giove, l’acquedotto, la rete fognaria, le mura di cinta a pianta quadrata ed il Foro con le botteghe.

-Per tutti quelli che non sanno che durante gli scavi sono stati rinvenuti numerosi reperti: dai corredi funerari ritrovati nella zona della necropoli, alle iscrizioni e alle statue in marmo.

-Per tutti quelli che non sanno che l’area archeologica è stata dotata di un’aula didattica, in cui è possibile prendere lezioni concernenti la storia della città e le metodologie di scavo, previa richiesta da inoltrare al Comune di Porto Recanati o alla Soprintendenza Archeologica delle Marche.

-Per tutti quelli che non sanno che grazie ai volontari dell’associazione Archeoclub locale, da maggio a settembre, l’area sarà visitabile il pomeriggio, durante i weekend, ecco qualche immagine scattata negli ultimi giorni.


Created with Admarket's flickrSLiDR. Grazie ad Andrea Bianchi per le foto.

by giovi

martedì 29 aprile 2008

Una collezione da vedere a Vestignano

Non è ancora un vero e proprio museo con percorsi e aree tematiche, ma un’interessante collezione suscettibile di sviluppo. Con la scomparsa del padre Luigi Fagianella, la signora Aurora ha ereditato un vecchio fienile nella frazione Vestignano di Caldarola; lo stabile era stato restaurato a magazzino di prodotti agricoli nel 1981. La costruzione si sviluppa su due piani e si trova nella parte più alta del castello restaurato dai Da Varano nei secoli XIV – XVI. Da qui si può godere di un bel panorama che, nelle giornate limpide in direzione nord-est, spazia fino al monte Conero. Il marito Benedetto, quando da agente di commercio di mangimi visitava i rivenditori, gli allevatori e le aziende agricole nelle Marche, in Abruzzo e in Molise, aveva notato vecchi attrezzi e utensili agricoli in disuso messi da parte e mal conservati. Aveva acquistato qualche pezzo diventando un piccolo collezionista; con la disponibilità dello stabile pensò bene di usarlo come “Museo di arte povera contadina”. La neonata raccolta ha avuto il battesimo il 17 agosto 2007 in occasione delle feste triennali in onore della Madonna della Valle. I coniugi Aurora e Benedetto hanno esposto i colorati carri agricoli, attrezzi, utensili, casalinghi e oggetti vari d’altri tempi. Il borgo di Vestignano è sempre meta di turisti, ma nello scorso anno c’è stato un maggior afflusso dovuto alla mostra sui De Magistris. Così la piccola collezione privata è stata visitata da circa 2.000 persone, delle quali quasi 250 hanno firmato il libro degli ospiti. Tra gli oggetti più interessanti si possono ammirare: due vecchi carri agricoli per buoi splendidamente decorati, un telaio per tessere e delle bascule di legno dell’Ottocento. Poi, una cassapanca, due bauli di cui uno da viaggio, pentolame di rame, un girarrosto a carica, uno scola bicchieri, delle vecchie grattugie, brocche per l’acqua, setacci vari e molto altro. Interessantissima una macchina per pulire le leguminose da semente marca “Triumph” di fabbricazione tedesca forse su licenza britannica, stadère di tutti i tipi e una robusta carriola di legno. Molto ammirata una grossa bilancia per pesare i bachi da seta con lo stilo espresso in libbre (1 libbra = 454 gr), munita di cestello a rete. Non mancano oggetti riguardanti la vita quotidiana e dei bambini di una volta tra cui un singolare scalda panni a carbone. Tutti i più grandi musei di oggi, nati due secoli fa, si sono sviluppati dalle collezioni di persone che hanno dedicato la vita e cospicue fortune alla ricerca, acquisto, trasporto, catalogazione ed esposizione di oggetti, reperti e opere d’arte. Quei pazienti ricercatori dovettero superare ogni sorta di difficoltà e numerose peripezie per raccogliere ciò che ammiriamo estasiati oggi. L’area attigua allo stabile sarà dotata presto di alcuni muretti di contenimento e di un’idonea recinzione di legno. Benedetto Sclavi dispone anche di una minuscola mostra in via Roma 21 a Caldarola e deve restaurare un bel carro dedicato a Sant’Antonio e altri oggetti giacenti in magazzino che attendono di essere esposti. Tutta la collezione è in fase di organizzazione e razionalizzazione degli spazi e dovrà essere corredata di etichette informative. I coniugi Aurora e Benedetto accettano ben volentieri suggerimenti e consigli per una migliore esposizione. Nel periodo estivo questa raccolta è aperta gratuitamente al pubblico nei pomeriggi dei giorni prefestivi e festivi.

Eno Santecchia

by giovi

mercoledì 23 aprile 2008

A Caldarola. Buon compleanno Pinus Pinea!

....Ho visto passare attono a me diverse generazioni della famiglia Pallotta qui a Caldarola. Sono passati 410 anni da quel 20 aprile del 1598 quando papa Clemente VII arrivò al castello e si fermò in visita del Cardinale Evangelista Pallotta. Il Papa era accompagnato dal suo seguito e personale, fu un gran viavai.

Mi piantarono qui nel giardino del castello proprio per ricordare quel giorno. Nei pressi, passava il fossato del Castello che è stato poi colmato con sabbia e sabbione e così ho potuto affondare le mie radici con facilità. Per la mia posizione, proprio di fronte alle vecchie scuderie, ho assistito all'arrivo e alla partenza di molti personaggi. Ho visto passare cavalli e cavalieri, carrozze e portantine, tanti bambini giocare, nobili, matrimoni e banchetti, pittori e artisti. Anche quel famoso Simone De Magistris che ha lavorato qui al castello. Sotto la mia chioma è passata anche la Regina Cristina di Svezia all'inizio del XVII secolo.

Mi hanno anche ritratto, sono raffigurato in diversi dipinti come quello settecentesco della collegiata di San Martino. Mi hanno perfino fotografato, eccomi nella foto scattata nel 1882.

Certo la mia chioma ormai si è impoverita, ne ho passate di avversità ma sono un simbolo per Caldarola e una vera celebrità. Sono stato incluso infatti nella pubblicazione Alberi, custodi del tempo edito dalla provincia di Macerata e sono ovviamente presente nel nuovo libro Alberi Monumentali delle Marche di Valido Capodarca della casa editrice Roberto Scocco.

Se passate da Caldarola, venite a trovarmi.

by giovi

giovedì 3 aprile 2008

Una provincia (multietnica) che si espande

Image

La scorsa settimana la Provincia ha riportato dei dati interessanti sull'aumento della popolazione.

In sei anni nella provincia di Macerata è come se fosse sorta dal nulla una nuova città grande quasi come Tolentino. Dall'ultimo censimento ad oggi, infatti, la popolazione è aumentata di 18 mila abitanti. I residenti nei 57 Comuni maceratesi erano 301.523 nell'ottobre del 2001 e sono (al 31 dicembre 2007) 319.511. Nel solo anno 2007 la popolazione provinciale è cresciuta di 3.417 abitanti. Si è trattato del secondo maggiore incremento dopo quello del 2003, anno in cui si registrò un picco di nuovi residenti di 3.715 unità.

Macerata è il comune in cui, in assoluto, si è registrato l'aumento maggiore, più 328 residenti nel corso dei dodici mesi, ma è Montecosaro, con un numero quasi uguale (+326 abitanti), il comune che ha avuto l’incremento più rilevante: +5,6%.

Significativo anche l'aumento di Morrovalle, che con 268 abitanti in più, entra per la prima volta nel 2007 nella classe delle città con oltre diecimila residenti. Così come Serrapetrona (+23 abitanti) è ritornata, dopo diversi decenni, ad avere una popolazione superiore a mille abitanti.

Come avviene ormai da numerosi anni, anche nel 2007 a determinare l’incremento di popolazione è stato il saldo migratorio (+ 11.259), in quanto quello naturale ha costantemente registrato un segno negativo (2907 nati, contro 3400 morti, - 493 unità).

Ad aver avuto un saldo naturale positivo sono state solo dieci città: Porto Recanati (+50), Corridonia (38 ), Montecosaro (36 ), Morrovalle (28 ), Montelupone (19 ), Potenza Picena (12 ), Recanati (10) , Montefano (8 ), Colmurano (6 ), Cessapalombo (2 ). Il saldo migratorio positivo si è registrato in ben 52 Comuni.

Acquacanina è l’unico Comune da cui nessuno nel 2007 ha lasciato la residenza, ma anche uno dei tre dove nessuno è nato. Gli altri due sono Castelsantangelo e Montecavallo. In tre Comuni, curiosamente, la popolazione è rimasta immutata; il saldo tra nati, morti, immigrati ed emigrati è, infatti, risultato pari a zero: si tratta di Bolognola, Fiordimonte e Muccia.

Suddividendo i residenti tra maschi e femmine, si registrano 155.572 uomini e 163.939 donne. La popolazione femminile è di norma in maggioranza; fanno eccezione Porto Recanati, Morrovalle, Montelupone, Urbisaglia, Pieve Torina, Serravalle, Pievebovigliana, Gagliole, Cessapalombo, Ussita, Sefro, Castelsantagelo, Fiordimonte, Bolognola, Acquacanina.

Riporto infine un dato interessante su Corridonia, il 31 gennaio 2008 ha superato per la prima volta la soglia dei 15mila abitanti. Ovviamente decisivo l'afflusso di cittadini stranieri: quelli in regola sono passati da 1.190 a 1.411 con un incremento addirittura del 19%.

www.provincia.macerata.it

by Matteo Zallocco

martedì 19 febbraio 2008

Abbazia di Monastero, un'occasione mancata

Oggi siamo lieti di ospitare un contributo che ci ha spedito il Sign. Eno Santecchia. E così con lui riprendiamo il viaggio nella provincia maceratese. Guardando le foto mi è venuta voglia di essere in quel luogo che Eno ci descrive. Si tratta dell’Abbazia di Santa Maria in Insula (oggi San Salvatore) di Cessapalombo, sita a Monastero, a pochi metri dalla strada provinciale 91 che da Pian di Pieca conduce a Fiastra. La prossima volta che sarò in zona, mi fermerò di certo. Buona lettura!

Riprendiamo il viaggio nella provincia maceratese in compagnia di Eno Santecchia.

Se non richiamasse all’attenzione per il campanile a vela e per il triforio del lato sud, sembrerebbe un casolare in disuso. Infatti, prima del suo abbandono definitivo, fu adibita a casa colonica e magazzino. Invece è un’abbazia che deve aver svolto un ruolo attivo nella formazione dell’Europa medioevale da parte degli ordini monastici. Si tratta dell’abbazia di Santa Maria in Insula (oggi San Salvatore) di Cessapalombo, sita a Monastero, a pochi metri dalla strada provinciale 91 che da Pian di Pieca conduce a Fiastra. Questa struttura nacque a cavallo tra il X e l’XI secolo, edificata - si dice - per opera di San Romualdo, probabilmente con materiali derivanti da una villa romana, usata in seguito come fortificazione a difesa dalle incursioni barbariche. L’architettura della chiesa è stata definita benedettina con inclinazioni ravennati o “adriatiche”, una cultura figurativa che trae origini dall’arte romana con sperimentazioni bizantine, interessata anche alle forme e alle curve orientali. La cripta possiede delle colonne in arenaria, munite di pregevoli capitelli scolpiti, tra i più antichi delle Marche. Il monastero si trovava lungo percorsi commerciali e spirituali, sull’itinerario che attraversava i Sibillini per giungere a Roma, ai confini dell’influenza delle potenti abbazie benedettine di Farfa e Casauria che possedevano ampi territori nelle Marche. Dai suoi 434 m s.l.m. dominava la vallata del Fiastrone, per certi versi il convento era meno isolato di oggi. Fu danneggiato dai forti sismi del 1279, del 1799 e altri, subendo numerosi rimaneggiamenti, anche grossolani, che hanno stravolto lo stile originale. Un’abbazia interessante dal punto di vista storico-architettonico, oggetto delle tesi di laureandi delle facoltà di Architettura dell’Università di Roma (Simona Raponi), di Firenze (Adriana Malpiedi) e di Pescara che hanno dovuto affrontare la scarsità di dati documentali verificabili, se non inesistenti. Una serie di circostanze ha fatto sì che l’antico monastero non sia mai stato restaurato razionalmente e ancora oggi resti inagibile e dimenticato dai più. Padre Natale Sartini, frate minore e parroco di Monastero con la passione per gli scavi, s’impegnò a ridare vita a questi luoghi abbandonati, segno di un’intensa spiritualità.

Panorama dall'Abbazia

Negli anni ’60 e ’70 fece tutto il possibile per riportare alla luce tutta l’abbazia, compresi i ruderi dell’ala nord sepolti dalla terra, per restaurarla e renderla agibile. L’energico frate favorì la costruzione di strade tra cui la Monastero - San Liberato e riaprì la grotta dei Frati. A causa della mancanza di fondi e di un progetto organico, riuscì solo in parte nell’intento: fu lasciato solo dalla Soprintendenza. La gente del luogo, invece, collaborò con diverse giornate lavorative. In quel periodo le monache Clarisse di Fermo ottennero di trascorrere nella parte abitabile dell’abbazia alcune settimane di vacanza per motivi di salute, ciò fino all’inizio degli anni ’70 quando costruirono un’abitazione vicino l’abbazia. Dall’inizio degli anni 1980 quando padre Natale partì, chi voleva visitare quest’abbazia la trovava chiusa: era utilizzata in parte solo nelle domeniche estive. Negli anni ’90 l’apertura estiva non fu più attuata, l’utilizzo fu ridotto al minimo e fu visitata solo da qualche gruppo di scout e dai ragazzi della gioventù francescana. Se si esclude il restauro del tetto, da quel periodo in poi non sono stati più eseguiti altri lavori per il consolidamento strutturale dello stabile. Gli ostacoli insuperabili sono stati il disinteresse anche da parte della Curia di Camerino, la mancanza di fondi e di un idoneo progetto. Coloro che avevano a cuore il restauro del monastero seguirono vari percorsi, mantenendo contatti frequenti per sensibilizzare la Soprintendenza e la Curia, cercarono fondi presso le banche e le comunità interessate alla riapertura. Nel 1996 fu interpellata la “Comunità Incontro” di don Pierino Gelmini, il quale accolse con entusiasmo la proposta di aprire un centro a Monastero, comprendente l’abbazia benedettina - camaldolese e la casa delle monache Clarisse (messa in vendita). Il sacerdote, rimasto colpito dalla bellezza del luogo e degli interni, ma anche dallo stato di abbandono, propose alla Parrocchia un contratto di comodato d’uso gratuito della durata di cinquanta anni. In cambio la Comunità Incontro s’impegnava al restauro completo del monastero e alle spese di manutenzione. Dava alla Parrocchia la facoltà di utilizzare la chiesa e la cripta quando voleva e s’impegnava a tenere aperta l’abbazia ai visitatori. Nelle trattative pesò la mancanza di fiducia reciproca, l’impossibilità oggettiva di stabilire dei termini di tempo per il completo restauro, e l’avversione apparentemente immotivata nei confronti di questo progetto. Purtroppo non si concluse nulla: la durata del comodato fu considerata troppo lunga e gli interessati chiedevano assicurazioni sulla conclusione dei lavori di restauro. L’Amministrazione Comunale di Cessapalombo preferì dedicarsi ad altri siti. Il comodato dell’antica abbazia fu preso “d’ufficio” da ragni, topi e pipistrelli. Finché giunse il terremoto del 1997 che danneggiò ancora di più lo stabile, aprendo numerose crepe nell’abside e nella cripta rendendola inagibile. Nell’elenco delle opere da restaurare in seguito al sisma è stata collocata al n. 998: troppo indietro rispetto alla gravità della situazione e ad altre chiese che avevano subito danni minori. Il progetto di restauro post-sismico fu stilato dallo studio dell’arch. Giuseppe Bocci. Nel frattempo i costi si erano lievitati a causa di altri lavori, resisi indispensabili, anche in seguito alla stesura della tesi di laurea della dr.ssa Simona Raponi. Questi eventi sfavorevoli hanno fatto sì che al momento di finanziare il restauro non fossero più disponibili i quasi ottocentomila euro necessari. Anche il progetto inteso a realizzare un punto d’appoggio del Grande Anello dei Sibillini, per rilanciare la piccola frazione rimasta con una trentina di abitanti, non ha avuto seguito. Comunque l’itinerario di 120 km per ammirare gli ambienti naturali, i paesaggi e il patrimonio storico culturale del parco Nazionale dei Sibillini, segnalato e articolato in nove tratti, passa a Monastero.

Da oltre un decennio, nella casa dove trascorrevano le vacanze le monache Clarisse fermane ha sede un centro della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. Alcuni ragazzi stanno uscendo dalla crisi esistenziale, superando il materialismo e l’ingannevole consumismo per comprendere il giusto senso della vita nella tranquillità bucolica della zona. Nella comunità si svolgono settimanalmente tre riunioni serali inerenti la casa, il lavoro e la formazione. In quest’ultima si tratta dei precetti della vita nel rispetto dei principi del vangelo, delle difficoltà e delle prospettive per il futuro. I residenti svolgono piccoli lavori di muratura, artigianato (producono icone e oggetti vari), dipingono, coltivano l’annesso orto, preparano la legna ed eseguono lavori di giardinaggio. I ragazzi tengono molto all’ordine perché da questo ne consegue un migliore assetto interiore della persona. Mi auguro che qualcuno raccolga l’eredità del buon padre Natale Sartini e s’interessi al restauro dell’abbazia per riportarla al suo antico splendore. Inoltre concordo con l’architetto Adriana Malpiedi quando nella sua tesi di laurea “San Salvatore di Monastero: Storia di una’Abbazia Romualdina nelle Marche” auspica che sia avviata una campagna di scavi archeologici sul lato sud dell’attuale edificio dove sarebbero sepolti i resti dell’antico monastero.

Eno Santecchia

by giovi

venerdì 27 luglio 2007

Il trionfo di Porto Recanati

Dopo tre mesi di sondaggi la più frequentata comunità maceratese online ha incoronato la regina della nostra provincia. Sul podio Treia e Macerata. Ecco un contributo speciale su Porto Recanati dall'Argentina.
Slideshow, Foto Sharing, Image Hosting, MySpace Slideshows en imageloop.com make your own slideshow view all photos
Grazie Mariana e Paula!

by Matteo Zallocco

mercoledì 27 giugno 2007

Pistacoppi, pesciaroli, leopardiani e tutti gli altri

Ultima tappa del nostro viaggio in provincia. Ultimo gruppo di Comuni, i più grandi, i più conosciuti.
Potete votarli qui.
Dalla prossima settimana via alle semifinali.

Image
San Severino (13.202 abitanti). Nell'affascinante piazza del Popolo (la più bella della provincia, lunga 224 metri, larga 55) ruota la vita del paese che con 227 km/q vanta il territorio più esteso della provincia. Tra le 39 frazioni la più popolosa è quella di Cesolo, mentre a Elcito (il punto più alto di San Severino con i suoi quasi 1000 metri) dal 2005 non vive più nessuno.

Image
Corridonia (14.544 abitanti, di cui 452 i pakistani registrati all'anagrafe).
Il centro storico è sempre più abitato dagli stranieri per il basso costo degli affitti di case ridotte in pessime condizioni. Ma nella città che in passato si è chiamata Pausola e Montolmo per poi prendere il nome dal sindacalista Filippo Corridoni, non mancano le bellezze: dal restaurato teatro Velluti all'Abbazia di San Claudio (nella foto).
Corridonia ha appena eletto un sindaco donna, Nelia Calvigioni.

Image
Potenza Picena (14.674).
Potenza Picena e Porto Potenza si completano dando vita ad un Comune ricco: dall'arte ai paesaggi collinari e rivieraschi. Ma tra le due realtà c'è sempre stato un forte campanilismo.
Le cantine, il Babaloo e Villa Buonaccorsi sono le attrazioni principali nella città che negli ultimi anni è apparsa sulle cronache nazionali per aver dato la cittadinanza italiana ai campioni dello sport: da Gabriela Sabatini, ai calciatori Camoranesi, Cicinho e Paulo Cesar.

Image
Tolentino (20.006). Confermato il sindaco Ruffini nelle recenti elezioni, Tolentino aveva superato per la prima volta il traguardo dei 20.000 abitanti nel corso del 2006. Merito soprattutto degli stranieri: sono 1.748, quasi il 10% dei residenti.
Tanti i fiori all'occhiello: dal Santuario di San Nicola (nella foto), all'Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, dal Castello della Rancia al teatro Vaccaji passando per le terme di Santa Lucia.

Arriviamo infine alle tre città più grandi e più conosciute, su cui si potrebbero scrivere tante cose, ma proprio perché molto conosciute sarebbe più bello sentire da voi qualche commento personale.
Recanati (20.244 abitanti) è solo la città della poesia? Vive solo nel ricordo di Giacomo Leopardi?
Civitanova (39.825) è solo mare? (E che ne pensate della Bandiera Blu arrivata per il terzo anno consecutivo nonostante le carenze sotto il profilo turistico, leggasi mancanza di alberghi? )
E Macerata (42.484) è solo Sferisterio, lirica, Università?

Image
Recanati.

Image
Civitanova

Image
Macerata

by Matteo Zallocco

martedì 19 giugno 2007

Da Camerino a Porto Recanati passando per Cingoli

Ecco il penultimo gruppo di Comuni, quelli un po' più grandi. Potete votare qui.

Image
Camerino (7.054 abitanti), 27 frazioni, 116 località, per un territorio di 130 km/q in una città dove tutto ruota attorno all'Università. Lasciato alle spalle il caso Capizzano Camerino l'anno scorso si è goduto il record italiano di tutti i tempi nei 200 e nei 400 metri di Daniela Reina.

Image
Monte San Giusto (7.602 abitanti, il 10% sono immigrati). Un Comune divenuto ricco grazie alle imprese calzaturiere, ma che negli ultimi anni ha risentito pesantemente della crisi di questo settore. Il fiore all'occhiello è "La Crocifissione", la Pala di Lorenzo Lotto.

Image
Treia (9.606 abitanti) con le sue campagne e le sue ville gentilizie, con le sue colline che circondano un affascinante centro storico. Il 2006 è stato un anno d'oro per Treia: per la prima volta le è stato assegnato il riconoscimento di uno dei "Borghi più belli d'Italia" e poi sono arrivate le imprese della Lube (primo scudetto marchigiano nel volley) e di Ulderico Lambertucci (a Pechino sulle orme di Padre Matteo Ricci).

Image
Matelica (10.284 abitanti). Vanta il sito archeologico più importante della regione. Negli ultimi 15 anni sono stati ritrovati tantissimi reperti di origine romana nella città di Enrico Mattei.

Image
Cingoli (10.518 abitanti). Paesaggi incantevoli e panorami mozzafiato. Anche il Balcone delle Marche (da lassù qualche giorno all'anno si riesce a vedere anche la costa della Dalmazia) negli ultimi anni ha fatto registrare un boom di stranieri (903).

Image
Morrovalle

Image
Porto Recanati

Non trovo i dati aggiornati su Morrovalle e Porto Recanati, Comuni che comunque hanno superato i 10.000 abitanti: Morrovalle grazie all'espansione della grande frazione di Trodica, Porto Recanati soprattutto per il boom di stranieri (ha la percentuale più alta della provincia). Magari aggiungete qualcosa voi come in questo topic.

by Matteo Zallocco

martedì 12 giugno 2007

Il nostro viaggio supera quota 5.000 (abitanti)

Sesto gruppo di Comuni. Votate qui.

Image
San Ginesio (3.869 abitanti), un bellissimo centro scoperto negli ultimi anni da inglesi e olandesi che hanno restaurato vecchi ruderi trasformandoli in bellissime ville.
E nel Comune che porta il nome del santo romano protettore degli attori non può mancare un gran bel teatro, anche se a San Ginesio hanno dovuto aspettare quasi trent'anni per veder risplendere il "Giacomo Leopardi", riaperto il 18 dicembre 2005, nella splendida piazza Alberico Gentili.

Image
Appignano (4.134 abitanti). Un Comune in crescita grazie al dinamismo industriale. Nel 2003 la città del mobile ha tagliato il traguardo dei 4.000 abitanti. Molto noto il convento di Forano.
Ma nel centro c'è solo una strada e il traffico è... pesante.

Image
Castelraimondo (4.827 abitanti). Tanti stranieri (487, di cui 252 albanesi) e un centro storico che si è appena rifatto il look. Un paese nato nel 1.311 per esigenze politico-militari: Camerino aveva bisogno di un baluardo lungo la vallata del Potenza per potersi difendere dai nemici di allora, Matelica e San Severino.

Image
Mogliano (4.926 abitanti). Nel 1744, per aver favorito le truppe austriache in marcia verso il meridione, Mogliano fu insignita dal titolo di "città" dalla regina d'Ungheria. Da qui la rievocazione storica "Mogliano 1744" (fine giugno-inizio luglio).
Fiorente centro artigianale nel settore dell'arredamento, della pelle, della lana, oltre che del vimine.

Image
Montecosaro (5.601 abitanti). Da un eccesso all'altro, a Montecosaro Scalo si trova tanta gente e il traffico della Statale ricorda quello di una grande città. Nel bellissimo e accogliente centro storico invece trovi... un deserto: solo 400 abitanti e la maggior parte delle abitazioni vuote.
Il fiore all'occhiello è la Basilica di Santa Maria a Piè di Chienti (nella foto), considerata il miglior esempio di chiesa romanica sull'intero panorama nazionale.

Image
Pollenza (6.261 abitanti). Cnetro dell'antiquariato e del restauro (molto nota la mostra di luglio) ma anche un Comune... tinto di rosa. A fianco del sindaco Sabrina Ricciardi due assessori su tre sono donne, così come il segretario comunale e la maggior parte dei consiglieri, quasi tutti i presidenti delle associazioni, la preside del comprensorio scolastico e i titolari del negozi del centro, tutte donne tranne i due macellai e i ragazzi che gestiscono il pub.
Il fiore all'occhiello? L'Abbazia di Rambona, voluta nel IX secolo dall'imperatrice longobarda Ageltrude. Guarda caso, una donna...

Image
Montecassiano (6.574 abitanti). Il Palazzo del Podestà (nella foto) insieme con l'adiacente Collegiata di Santa Maria sono le attrazioni principali per chi arriva nel borgo di Montecassiano. Un paese tranquillo dove non mancano feste interessanti come il Palio dei Terzieri e Svicolando.

by Matteo Zallocco

martedì 5 giugno 2007

Sette Comuni, tanti riconoscimenti

Quinto gruppo di Comuni in questo nostro Viaggio in provincia. Potete votare qui il vostro preferito.

Image
Esanatoglia (2.172 abitanti). Secondo una recente graduatoria stilata dal Censis è il Comune più ricco della provincia con un reddito annuo pro-capite pari a 31.000 euro. Un paese da sempre molto dinamico sotto il profilo economico.

Image
Apiro (2.421 abitanti). Una città multietnica con ben 33 nazionalità presenti e il noto Festival Internazionale del Folcore che si svolge la settimana di Ferragosto.

Image
Urbisaglia (2.775 abitanti). Dal passato al presente, dal parco archeologico al centro, ecco il secondo Comune più accogliente d'Italia (nella classifica Touring Club).

Image
Loro Piceno (2.498 ). Il paese del vino cotto. E non solo.

Image
Montelupone (3.375 abitanti). Uno dei Borghi più belli d'Italia (certificato dall'Unci), si è risollevato dopo la tragica frana di 25 anni fa.

Image
Montefano (3.228 abitanti). Nasce su una delle colline al confine tra la provincia di Macerata e quella di Ancona e vanta una fiorente agricoltura.

Image
Sarnano (3.423 abitanti). Un variopinto territorio di 64 Km/q, dai 400 metri della frazione Schito ai quasi 2000 di Castel Manardo. Gode di una posizione strategica e per questo è ricco di attività commerciali.

by Matteo Zallocco