sabato 22 marzo 2008

"Musica della Scuola" sfrattata e indignata

Inserisco anche qui l'appello di Marco Costarelli e l'articolo sulla rassegna "Musica della Scuola" che ho scritto per il Carlino. Con la speranza che qualche istituzione si faccia avanti, che Treia sposi questa manifestazione molto interessante e che Marco e tutti i suoi collaboratori potranno continuare ad andare avanti in questa bella avventura.

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C'è anche un Liceo di Corleone tra i dieci istituti scolastici che hanno chiesto di partecipare alla Rassegna Nazionale “Musica della scuola”, nata a Matelica nel 1994 riscuotendo molti consensi, soprattutto negli ultimi anni. I ragazzi siciliani hanno preparato uno spettacolo di denuncia alla mafia e sono pronti ad esibirsi sul palco nel mese di maggio, così come gli studenti degli istituti di Marsala, Montecorvino Rovella, Vittorio Veneto, Chieti, Catanzaro e altri provenienti da ogni parte d'Italia. Alcuni alberghi della provincia hanno anche ricevuto le prenotazioni.
Ma c'è un problema: la rassegna è stata di fatto sfrattata da Matelica. “A partire dallo scorso ottobre ho spedito diverse lettere all'Amministrazione Comunale – spiega Marco Costarelli, organizzatore dell'evento – e non sono mai arrivate risposte formali. Nei nostri confronti hanno sempre preferito tacere ed io non sono mai stato informato direttamente sugli sviluppi della situazione. Per esempio ora mi è stato detto che vogliono rendere la manifestazione biennale perchè troppo onerosa, quando invece richiede una spesa complessiva di 35.000 euro, cifra molto bassa se paragonata a quanto speso per altre iniziative del genere. Sappiamo che il Comune ha investito moltissimo per la mostra archeologica, ma perchè dobbiamo rimetterci noi?”.
Marco Costarelli si dice amareggiato ed indignato, ma non si scoraggia: “Cercheremo di farla comunque, considerando anche le richieste delle scuole, e rivolgo un appello alla Provincia, alla Regione, alla Camera di Commercio e ad altri Enti che possono darci una mano. Recentemente abbiamo parlato con il Comune di Treia, dove la nostra cooperativa Promo.Ter gestisce un hotel, e speriamo sposi l'iniziativa. Negli ultimi due anni la rassegna ha portato oltre 100.000 euro agli alberghi del territorio, oltre ai tanti consensi e alla valenza culturale e promozionale dell'evento. Abbiamo ricevuto apprezzamenti anche dal Ministero per le attività produttive e ci sembra paradossale non ricevere nessun tipo di sostegno dalle istituzioni del nostro territorio”.

Il blog di Marco Costarelli.

E www.musicadellascuola.it

by Matteo Zallocco

giovedì 20 marzo 2008

Pet Therapy, un'altra novità per l'oncologia

Il dottor Latini mi ha chiamato in occasione delle nuove iniziative che hanno presentato ieri mattina.
E' sempre un piacere, considerando l'importanza dell'argomento per tutta la comuntà.

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Luciano Latini, direttore dell'unità operativa di Oncologia dell'ospedale di Macerata.

Di seguito l'articolo, uscito oggi sul Carlino.

MACERATA
“Per un'ospedale che sia meno ospedale, rivolto al malato e ai suoi familiari, non solo alla malattia”. Le parole del dottor Luciano Latini racchiudono la filosofia dell'oncologia maceratese e dell'ormai nota attività che l'ha portata ad essere apprezzata e stimata ovunque sia per l'aspetto scientifico che per quello sociale. Ieri mattina le note della pianista Ilaria Baleani hanno fatto da colonna sonora alla presentazione di altre importanti novità: il progetto di Pet Therapy; la consegna di un pianoforte Offenbach, donato dalla famiglia Prencipe in ricordo di Giuseppe; e l'allestimento dell'acquario, già presente da qualche mese e definito dal dottor Latini come un'altra forma di Pet Therapy, un veicolo di allegria.
“Sembra di stare in un teatro”, ha commentato una signora. Il pianoforte resterà a disposizione nella sala d'attesa per i pazienti, i familiari, i medici e gli infermieri e sarà anche l'occasione per organizzare dei concerti, come ha sottolineato la dottoressa Tiziana Saladino: “E per ricordare Giuseppe e la dignità con cui ha saputo affrontare la vita”.
Il direttore sanitario Piero Ciccarelli parlando dell'Unità operativa di oncologia come “un fiore all'occhiello della sanità maceratese” e ringraziando il dottor Latini e tutta la sua equipe per “la grande professionalità e la grande passione con cui svolgono il loro compito” ha anche sottolineato l'importanza di queste iniziative di solidarietà: “Sono il modo per mandare avanti questa sanità, in cui l'aspetto umano è fondamentale”.
In prima fila anche uno dei tre cani scelti per la Pet Therapy. “Sono stati addestrati dalla S.i.u.a., un'apposita scuola di Bologna – hanno spiegato la veterinaria Federica Morici e l'educatrice Monica Rizzieri – Svolgeremo qui quest'attività ogni mercoledì. L'obiettivo è appunto quello di decentrare l'attenzione dei pazienti dalla malattia creando una relazione con i nostri cani”. La Pet Therapy viene utilizzata in diverse strutture socio-educative, mentre quella maceratese è la seconda oncologia in Italia ad adottare questo metodo terapeutico. “L'animale di affezione prescinde un'innata abilità di offrire amore e sicurezza e facilita la socializzazione – osserva il dottor Latini – Questo progetto, valutato tramite test, ha riscontrato il 98% di consenso da parte dei nostri pazienti e familiari. Solo tra 18 mesi potremmo tirare le somme e valutare i benefici di questa novità, che sarà seguita da quattro veterinari e dallo psicologo Michele Marconi”. Per un'ospedale migliore.

Cos'è la Pet Therapy?
Prima di Macerata solo un'altra oncologia in Italia, quella di Massa Carrara, aveva adottato la Pet therapy, termine che indica una serie di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. Che si tratti di un coniglietto, di un cane, di un gatto o di un uccellino la sua presenza risveglia l’interesse di chi gli è vicino: bambini ed anziani, ma anche malati e disabili con problemi psichici e fisici possono migliorare la qualità della loro vita e le loro condizioni di salute. Gli animali che vengono impiegati nella Pet therapy devono superare una valutazione che ne attesti le capacità e l'attitudine a partecipare a programmi di questo tipo oltre che il buon stato sanitario. Progetti di ricerca su programmi di Pet therapy sono stati condotti a livello scientifico da Istituti di rilievo, Università e istituzioni locali e hanno consolidato le esperienze in questo campo, anche se la sperimentazione è aperta verso sempre nuove possibilità.

by Matteo Zallocco

giovedì 13 marzo 2008

Dall'Abbadia di Fiastra a Miami

Cronache marziane, seconda puntata.

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"Lavorare per un Tod's di pane".
E' lo striscione che i sindacati mercoledì hanno fatto sventolare all'Abbadia di Fiastra (Tolentino), all'arrivo di Luca Cordero di Montezemolo, accolto dai 300 (imprenditori maceratesi).
Il presidente di Confindustria si è impegnato a leggere una lettera con la quale gli si chiede di parlare con Diego Della Valle, affinchè sia avviata la contrattazione negli stabilimenti del gruppo.

Montezemolo ha parlato della nostra provincia come "una realtà di riferimento, tessuto vivace e in rapida trasformazione, che vanta numerose eccellenze".
Tra le quali Poltrona Frau in cui lo stesso Montezemolo è presente attraverso il Fondo Charme.

Ieri conferenza stampa di Alberto Bombassei, vicepresidente della Confindustria:
"In mancanza di accordo con il sindacato vorrà dire che ci rivolgeremo direttamente ai dipendenti per risolvere il problema della produttività e dei bassi salari".

Oggi il presidente della Ferrari, ed ex della Fiat, ha iniziato a passare le consegne all'erede designata, Emma Marcegaglia.
Sta per iniziare l'era della prima donna presidente degli impenditori italiani.

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"La mafia è la più grande azienda italiana, il suo giro d'affari è il triplo di quello della Fiat. E' innaturale che non se ne parli in campagna elettorale".
Parole del 29enne giornalista-scrittore Roberto Saviano, autore del libro denuncia sulla camorra Gomorra, che in questi giorni ha superato il milione di copie vendute.

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Domani, venerdì 14 marzo, Saviano sarà a Porto S.Elpidio assieme al prete anti-camorra don Luigi Merola per un incontro al Teatro delle Api (inizio ore 21).
L’incontro ha scatenato un vero e proprio tam tam tra i giovani del territorio e non solo, ed anche sulla Rete il sito internet dell’associazione Attivamente, che ha organizzato l’evento, è stato letteralmente preso d’assalto.
Aspettando Saviano.

Corriere della Sera, giovedì 13 marzo:
Titolo: "Saviano: dico no alla politica che non parla più di mafia".
Sottotitolo: "Mi volevano dal Pd ad An. Ma non posso essere di parte".
Risultato: "La lotta alla mafia è la grande assente di questa campagna elettorale, a sinistra come a destra".

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Il Corriere della Sera di oggi dedica anche un servizio al 15enne recanatese Giacomo Miccini, promessa del tennis italiano.
Titolo: "I bambini prodigio costruiti per vincere".
Giacomo è uno dei magnifici cinque (l'unico maschio) dello sport italiano.

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Giacomo Miccini con Adolfo Guzzini al torneo di Recanati.

L'articolo.
A tre anni conosceva già il punteggio, a 8 batteva i grandi, a 9 ha vinto il primo torneo, a 12 ha lasciato casa, Recanati, per l'America.
Oggi Giacomo Miccini, 15 anni, vive e si allena in Florida all'Accademia del tennis di Nick Bollettieri, il guro che ha scoperto Agassi e Courier, la Seles e la Sharapova. Insieme a Matteo Trevisan, 18enne di Firenze, è la grande speranza del tennis italiano, in cerca di campioni da trent'anni. Alto (1,84) e solido come gli armadi del mobilificio di papà Gabriele ("Mio figlio è sempre stato precoce: sembra nato per questo sport" ), cresciuto nel mito di cavallo pazzo Ivanisevic, Giacomo è capace di sparare la prima palla di servizio oltre i 200km all'ora............

www.giacomomiccini.com

Un marziano?

by Matteo Zallocco

lunedì 10 marzo 2008

Una ricetta celtica

Nel IV secolo a.C. alcune tribù celtiche superarono le Alpi e raggiunsero le Marche settentrionali. Una di esse “ultima arrivata” chiamata Galli Senoni occupò il territorio fino al fiume Esino dov’erano stanziati gli Umbri. I Senoni esercitavano con successo il mestiere della guerra, anche mercenaria. In seguito oltrepassarono l’Esino, con i commerci e sconfinarono con qualche nucleo abitativo non troppo lontano da Camerino. Il termine Vallicelle potrebbe avere origine celtica. Dagli scavi archeologici effettuati nelle necropoli sparse nel territorio marchigiano e, al contrario di come ci hanno tramandato i Romani, risulta che i Senoni non erano affatto dei barbari selvaggi. Già decoravano riccamente le tombe e il loro stile di vita doveva essere più evoluto e raffinato. Ne sono esempi le due sepolture isolate di straordinaria ricchezza, scoperte a Moscano di Fabriano nel 1955 e a San Ginesio. Quest’ultima fu rinvenuta nel 1883, purtroppo molti pezzi lì ritrovati furono venduti al museo di Karlsruhe in Germania. Davanti alla chiesetta parrocchiale di Tuseggia (Camerino) si può ammirare una bella croce bianca in stile celtico. Secondo alcuni studiosi la battaglia di Sentinum, svoltasi nel 295 a. C nella zona di Sassoferrato, dove la coalizione gallica fu sconfitta dai Romani, avvenne in realtà nel territorio camerte. Un insediamento urbano di origini celtiche è venuto alla luce a Cessapalombo e oggetti di sicura provenienza celtica sono conservati nel museo archeologico di San Ginesio e nel paese di Pieve Bovigliana. Nella zona dei Monti Sibillini ci sono toponimi piuttosto interessanti come ad esempio il paese di Montegallo, il cui nome deriva da quello più antico di Castello di Santa Maria in Gallo, il paese di Penna San Giovanni, che contiene il termine penna, in celtico, indicante un’altura o monte e il monte Penna nel territorio maceratese, dove sorge l’antico castello di Pitino. In questa zona vi è riferimento a due animali particolarmente cari alla tradizione celtica: il cervo, a Fossa Cervara e l’Orso, a Valle Orsara. Tra gli animali venerati dai Celti vi erano anche le api, messaggere degli dei, simbolo di perfezione e d’immortalità per i Gaelici. I Celti hanno fornito un notevole contributo al formarsi dell’idea moderna di un’Europa senza primati di una nazione sulle altre. Il loro ricco patrimonio culturale, a lungo ignorato, lasciato in eredità, li fa apparire un popolo tutt’altro che emarginato, né tantomeno scomparso senza lasciare traccia.

Frantoio del 1500,Castello di Vestignano

A Vestignano lavora lo chef Silvano Scalzini che è da tempo un appassionato della storia e delle tradizioni celtiche. Lo chef nel suo piccolo ristorante ambientato nel vecchio frantoio del castello, ama ricercare piatti e ricette antichi. Nel corso delle sue ricerche amatoriali, è venuto a conoscenza che l’idromele era una bevanda sacra ai Celti. La bevanda rituale probabilmente nata in Africa Orientale, si otteneva facendo fermentare il miele con lievito e acqua di fonte. Nel corso delle sue ricerche enogastronomiche volte a riscoprire le origini e le motivazioni di ricette varie e loro ingredienti, lo chef ha iniziato a sperimentare abbinamenti poco conosciuti. Se volete assaggiare questa bevanda e provare degli abbinamenti culinari a tema, il ristorante di Silvano fa per voi. Tra le ricette, vi segnaliamo “Lo spezzatino di maiale all’idromele”. La carne di maiale è messa a cuocere in una pentola con aglio e rosmarino. A metà cottura si aggiunge l’idromele, alla fine si condisce con pistacchi e nocciole tostate. In occasione della mostra dedicata al pittore Simone De Magistris, questo piatto è stato inserito nelle ricette dedicate al pittore per i suoi colori giallo oro, verde e marrone; un tocco di colore manierista in più è dato dalle lenticchie rosso arancio, coltivate a Colfiorito.

Eno Santecchia

by giovi

martedì 4 marzo 2008

Cronache marziane: non solo stakanovisti

Le parole volano in Rete.
Blob.


"Già esserci è l'ottanta per cento del lavoro."
(Woody Allen)

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- MACERATA -
E ora li chiamano stakanovisti.
Con una media di 6,7 giorni di assenza, i 303 dipendenti del Comune di Macerata sono i meno assenteisti d'Italia.
E' il quadro che emerge dall'indagine del Sole 24 Ore che ha elaborato i dati del Ministero dell'Economia.
Dati riferiti al 2006 che evidenziano come rispetto all'anno precedente le assenze (malattia, congedi parentali, permessi per assistenza a figli disabili e/o anziani e altri permessi retribuiti) diminuiscano in maniera significativa (-65,5%).
Complimenti per questo record. Ma non stiamo parlando di lavoro in miniera.
Non chiamateli STAKANOVISTI, non tutti perlomeno.

- MOSCA - Martedì 4 marzo 2008
La madre, una giovane donna squilibrata, lo ha allevato a Volgograd senza mai parlargli, lasciandolo chiuso in casa assieme a una miriade di uccellini. Così il figlio, 7 anni, ora è in grado di cinguettare in varie sfumature, ma non conosce una parola. Il piccolo, che pur vorrebbe comunicare, si stizzisce agitando le braccia come fossero ali quando vede che non lo capiscono...

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- dal Cremlino -
"Putin usa il pugno duro e mette il bavaglio a chi protesta", titola un giornale italiano.
"E' stata una festa dell'obbedienza", titola un giornale russo.
Dimitri Medvedev è stato eletto presidente con oltre il 70 per cento dei voti.
Commenti dall'Italia.
1- In una moderna democrazia ci si dovrebbe chiedere come mai un candidato riesce a ottenere risultati elettorali da plebiscito. Solo nelle dittature si può assistere a tali livelli di consenso. I pochissimi osservatori occidentali che hanno assistito a queste elezioni hanno sollevato numerosi dubbi sullo stato della democrazia russa anche se questa vittoria riflette la volontà dell'elettorato.
2- La Russia si interroga sulla vera natura del ruolo che avrà Dimitri Medvedev (che è anche presidente del colosso Gazprom), una volta eletto presidente. Nel palazzo del Cremlino il momento della successione al potere è sempre stato un momento carico di tensione e incertezze. Ogni cambiamento radicale nelle stanze del potere russe è sempre stato accompagnato da regolamenti di conti, spietate rappresaglie e purghe violentissime. La volontà di Vladimir Putin di rimanere l'uomo forte della Russia, primo ministro con poteri speciali, si inserisce in questo contesto.
3-Medvedev "non è un cekista, non è un oligarca, non è un falco. È il contrario: carattere mansueto, filo-liberale, basso profilo, mani pulite. L’identikit del perfetto candidato che piace tanto all’Occidente. Decisamente lontano dai clan in guerra per dominare le cuspidi del Cremlino e parzialmente scremato dalle ostilità di Putin. Ecco il punto ed ecco la fregatura in agguato". Ed è facile pensare che Putin rimane in sella al potere ma un po' in disparte. Come quando lavorava nel Kgb. E la chiamate democrazia questa?

Le serate milanesi di Lady Medvedev.

- MILANO -
Zitti tutti. Ecco i dieci comandamenti di Montezemolo.
Le 10 cose che il prossimo governo dovrebbe fare per far ripartire l'Italia.

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- MACERATA -
"Chi vuole vedere un modello di come un sistema universitario funzioni, di come un'università media stia crescendo, di come sia stato applicato il sistema di creazione della piramide di docenti e come il personale tecnico amministrativo abbia acquisito un ruolo forte, per chi vuole vedere come ci sia una cooperazione stretta tra il potere amministrativo e politico locale e il sistema universitario vada a Macerata".

Con queste parole il presidente del Consiglio universitario nazionale Andrea Lenzi ha suggellato la cerimonia di inaugurazione del 718° anno accademico dell'Università di Macerata che si è svolta questa mattina nell'Auditorium San Paolo.
L'articolo completo.

by Matteo Zallocco

martedì 26 febbraio 2008

Dante Ferretti, un compleanno da Oscar

Dante Ferretti non avrebbe potuto festeggiare in modo migliore il suo 65esimo compleanno. La notte degli Oscar lo ha infatti premiato con la seconda statuetta, assieme alla moglie Francesca Lo Schiavo, per la scenografia di "Sweeney Todd" di Tim Burton. Un premio, questa volta, del tutto inaspettato come ha ammesso lui stesso, e per questo probabilmente ancora più bello di quello vinto nel 2005 per la scenografia di "The Aviator", di Martin Scorsese.
Un premio che inorgoglisce Macerata, la sua città.

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2005...

...2008
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E ora tutti aspettano la sua Carmen allo Sferisterio.

Di seguito, l'intervista rilasciata a Quotidiano.net.

Los Angeles, 25 febbraio 2008 -
Dante Ferretti ha vinto la statuetta per la miglior sceneggiatura nel film di Tim Burton 'Sweeny Todd'. Scherza felice per la vittoria, insieme alla moglie Francesca Lo Schiavo. ''Dovremo far rinforzare la mensola del cammino: dovrà reggere quattro Oscar''

E' giunta inaspettata questa vittoria. Non ci speravano. ''Ero sicuro al cento per cento che l'Oscar venisse dato a 'Il Petroliere' - afferma Ferretti - Sono rimasto veramente sorpreso quando ho sentito il mio nome. Non mi ero preparato neanche il discorso''.

Dal palco del Teatro Kodak Ferretti ha tenuto a ringraziare soprattutto il regista Tim Burton: ''E' un regista fantastico''. Ha ringraziato anche il protagonista Johnny Depp. E la Academy.
''Spero di non avere dimenticato nessuno - afferma pochi minuti dopo avere vinto l'Oscar - non mi ricordo più che cosa ho detto''.

Ferretti è giunto a Los Angeles da Boston, dove sta lavorando al nuovo film di Martin Scorsese. Proprio con Scorsese aveva vinto il suo primo Oscar con 'L'Aviatore'. ''Durante il discorso di ringraziamento temevo di cadere in una gaffe - spiega Ferretti - Temevo di confondere Scorsese con Burton e ringraziare il regista sbagliato''. Una possibilità comprensibile visto l'intenso legame di collaborazione tra Ferretti e Scorsese.

Ma anche con Burton ha lavorato molto bene. ''All'inizio le scenografie di 'Sweeney Todd' dovevano essere create via computer - spiega l'art director - poi abbiamo deciso di costruire scenografie reali.
Doveva essere una Londra tenebrosa. Abbiamo creato quasi tutto in bianco e nero, facendo una eccezione per il rosso: il colore del sangue, del giudice e della casa''.
''Lavorare con Tim Burton è stata una cosa veramente fantastica - aggiunge Ferretti - E' un grande artista e già avere la possibilità di lavorare con lui è un premio. Mi ha aiutato ad aprire ancora di più la mia visione, ad approfondire la mia conoscenza del tema da sviluppare. Una grande esperienza''.

Ma resta la incredulità, in Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, per un successo agli Oscar tante volte sfiorato e così spesso non raggiunto. ''Abbiamo accumulato sedici candidature in famiglia - afferma Ferretti - e adesso sono venuti anche quattro Oscar''. Troppe volte in passato avevano visto premiare colleghi con un lavoro inferiore per l'effetto domino di un film che vince in tutte le categorie anche dove non meriterebbe.

''Questi Oscar adesso non ce li può portare via nessuno - afferma Francesca - ma non avrei mai pensato che questo potesse essere l'anno buono''.
''Questa seconda vittoria è forse ancora più bella della prima - afferma Ferretti - ma non faccio ingiustizie. Per me questi Oscar sono due gemelli. Dopo il successo con 'L'Aviatore' è una conferma dell'apprezzamento per il nostro lavoro. Una cosa che mi fa molto piacere''.
''Dedico questo Oscar a tutte le persone che fanno il mio mestiere'', prosegue Ferretti che si è fatto prestare dalla moglie anche il secondo Oscar e dopo averli ammirati in silenzio comincia scherzosamente ad alzare le braccia, usandoli come pesi in palestra, ancora quasi incredulo che i due 'gemelli' non siano finiti nelle mani rapaci de 'Il Petroliere'.

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Per saperne di più:
Ferretti inizia la sua carriera cinematografica come assistente nel film "Il Vangelo secondo Matteo" (1964) di Pier Paolo Pasolini, con il quale continua a lavorare, questa volta in qualità di scenografo, in opere importanti come "Medea" (1969), "Decameron" (1971), "I racconti di Canterbury" (1972), "Il fiore delle mille e una notte" (1974) e "Salò o le 120 giornate di Sodoma" (1975).
Si trova quindi a collaborare con numerosi altri registi italiani, tra i quali Elio Petri, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Luigi Comencini, senza dimenticare Federico Fellini, la cui arte era totamente opposta a quella realista di Pasolini. Con Fellini Ferretti lavora per "Prova d'orchestra" (1979), "La città delle donne" (1980), "E la nave va" (1983), "Ginger e Fred" (1986) e "La voce della luna" (1990).
Circa verso la metà degli anni '80, Ferretti comincia ad essere chiamato a lavorare al di fuori del panorama cinematografico italiano. La sua prima prova internazionale arriva nel 1986, quando collabora con il regista Jean-Jacques Annaud per la versione cinematografica de "Il nome della rosa", tratto dal romanzo omonimo di Umberto Eco. Nel 1989 e nel 1990 ottiene due nomination all'Oscar, insieme alla moglie, Francesca Lo Schiavo, sua abituale collaboratrice, per il suo lavoro ne "Le avventure del Barone di Munchausen" dell'ex-Monty Python Terry Gilliam e dell'"Amleto" di Franco Zeffirelli.
Debutto a Hollywood con Martin Scorsese, conosciuto anni prima a Cinecittà, sul set del film di Fellini (di cui Scorsese era un grande ammiratore) di "La città delle donne", per il quale diventerà un collaboratore indispensabile, per il film "L'età dell'innocenza", che gli vale la terza nomination dell'Academy. La quarta arriva nel 1994 per "Intervista col vampiro" di Neil Jordan.
La collaborazione con Scorsese intanto continua con altri film, quali "Casino", "Kundun" (scenografie e costumi che gli valgono la quinta candidatura), "Gangs of New York" (per il quale ha ricostruito la New York di fine '800 nei teatri di posa di Cinecittà) e "The Aviator" che frutta a lui e alla moglie Francesca Lo Schiavo l'ambita statuetta.

by Matteo Zallocco

martedì 19 febbraio 2008

Abbazia di Monastero, un'occasione mancata

Oggi siamo lieti di ospitare un contributo che ci ha spedito il Sign. Eno Santecchia. E così con lui riprendiamo il viaggio nella provincia maceratese. Guardando le foto mi è venuta voglia di essere in quel luogo che Eno ci descrive. Si tratta dell’Abbazia di Santa Maria in Insula (oggi San Salvatore) di Cessapalombo, sita a Monastero, a pochi metri dalla strada provinciale 91 che da Pian di Pieca conduce a Fiastra. La prossima volta che sarò in zona, mi fermerò di certo. Buona lettura!

Riprendiamo il viaggio nella provincia maceratese in compagnia di Eno Santecchia.

Se non richiamasse all’attenzione per il campanile a vela e per il triforio del lato sud, sembrerebbe un casolare in disuso. Infatti, prima del suo abbandono definitivo, fu adibita a casa colonica e magazzino. Invece è un’abbazia che deve aver svolto un ruolo attivo nella formazione dell’Europa medioevale da parte degli ordini monastici. Si tratta dell’abbazia di Santa Maria in Insula (oggi San Salvatore) di Cessapalombo, sita a Monastero, a pochi metri dalla strada provinciale 91 che da Pian di Pieca conduce a Fiastra. Questa struttura nacque a cavallo tra il X e l’XI secolo, edificata - si dice - per opera di San Romualdo, probabilmente con materiali derivanti da una villa romana, usata in seguito come fortificazione a difesa dalle incursioni barbariche. L’architettura della chiesa è stata definita benedettina con inclinazioni ravennati o “adriatiche”, una cultura figurativa che trae origini dall’arte romana con sperimentazioni bizantine, interessata anche alle forme e alle curve orientali. La cripta possiede delle colonne in arenaria, munite di pregevoli capitelli scolpiti, tra i più antichi delle Marche. Il monastero si trovava lungo percorsi commerciali e spirituali, sull’itinerario che attraversava i Sibillini per giungere a Roma, ai confini dell’influenza delle potenti abbazie benedettine di Farfa e Casauria che possedevano ampi territori nelle Marche. Dai suoi 434 m s.l.m. dominava la vallata del Fiastrone, per certi versi il convento era meno isolato di oggi. Fu danneggiato dai forti sismi del 1279, del 1799 e altri, subendo numerosi rimaneggiamenti, anche grossolani, che hanno stravolto lo stile originale. Un’abbazia interessante dal punto di vista storico-architettonico, oggetto delle tesi di laureandi delle facoltà di Architettura dell’Università di Roma (Simona Raponi), di Firenze (Adriana Malpiedi) e di Pescara che hanno dovuto affrontare la scarsità di dati documentali verificabili, se non inesistenti. Una serie di circostanze ha fatto sì che l’antico monastero non sia mai stato restaurato razionalmente e ancora oggi resti inagibile e dimenticato dai più. Padre Natale Sartini, frate minore e parroco di Monastero con la passione per gli scavi, s’impegnò a ridare vita a questi luoghi abbandonati, segno di un’intensa spiritualità.

Panorama dall'Abbazia

Negli anni ’60 e ’70 fece tutto il possibile per riportare alla luce tutta l’abbazia, compresi i ruderi dell’ala nord sepolti dalla terra, per restaurarla e renderla agibile. L’energico frate favorì la costruzione di strade tra cui la Monastero - San Liberato e riaprì la grotta dei Frati. A causa della mancanza di fondi e di un progetto organico, riuscì solo in parte nell’intento: fu lasciato solo dalla Soprintendenza. La gente del luogo, invece, collaborò con diverse giornate lavorative. In quel periodo le monache Clarisse di Fermo ottennero di trascorrere nella parte abitabile dell’abbazia alcune settimane di vacanza per motivi di salute, ciò fino all’inizio degli anni ’70 quando costruirono un’abitazione vicino l’abbazia. Dall’inizio degli anni 1980 quando padre Natale partì, chi voleva visitare quest’abbazia la trovava chiusa: era utilizzata in parte solo nelle domeniche estive. Negli anni ’90 l’apertura estiva non fu più attuata, l’utilizzo fu ridotto al minimo e fu visitata solo da qualche gruppo di scout e dai ragazzi della gioventù francescana. Se si esclude il restauro del tetto, da quel periodo in poi non sono stati più eseguiti altri lavori per il consolidamento strutturale dello stabile. Gli ostacoli insuperabili sono stati il disinteresse anche da parte della Curia di Camerino, la mancanza di fondi e di un idoneo progetto. Coloro che avevano a cuore il restauro del monastero seguirono vari percorsi, mantenendo contatti frequenti per sensibilizzare la Soprintendenza e la Curia, cercarono fondi presso le banche e le comunità interessate alla riapertura. Nel 1996 fu interpellata la “Comunità Incontro” di don Pierino Gelmini, il quale accolse con entusiasmo la proposta di aprire un centro a Monastero, comprendente l’abbazia benedettina - camaldolese e la casa delle monache Clarisse (messa in vendita). Il sacerdote, rimasto colpito dalla bellezza del luogo e degli interni, ma anche dallo stato di abbandono, propose alla Parrocchia un contratto di comodato d’uso gratuito della durata di cinquanta anni. In cambio la Comunità Incontro s’impegnava al restauro completo del monastero e alle spese di manutenzione. Dava alla Parrocchia la facoltà di utilizzare la chiesa e la cripta quando voleva e s’impegnava a tenere aperta l’abbazia ai visitatori. Nelle trattative pesò la mancanza di fiducia reciproca, l’impossibilità oggettiva di stabilire dei termini di tempo per il completo restauro, e l’avversione apparentemente immotivata nei confronti di questo progetto. Purtroppo non si concluse nulla: la durata del comodato fu considerata troppo lunga e gli interessati chiedevano assicurazioni sulla conclusione dei lavori di restauro. L’Amministrazione Comunale di Cessapalombo preferì dedicarsi ad altri siti. Il comodato dell’antica abbazia fu preso “d’ufficio” da ragni, topi e pipistrelli. Finché giunse il terremoto del 1997 che danneggiò ancora di più lo stabile, aprendo numerose crepe nell’abside e nella cripta rendendola inagibile. Nell’elenco delle opere da restaurare in seguito al sisma è stata collocata al n. 998: troppo indietro rispetto alla gravità della situazione e ad altre chiese che avevano subito danni minori. Il progetto di restauro post-sismico fu stilato dallo studio dell’arch. Giuseppe Bocci. Nel frattempo i costi si erano lievitati a causa di altri lavori, resisi indispensabili, anche in seguito alla stesura della tesi di laurea della dr.ssa Simona Raponi. Questi eventi sfavorevoli hanno fatto sì che al momento di finanziare il restauro non fossero più disponibili i quasi ottocentomila euro necessari. Anche il progetto inteso a realizzare un punto d’appoggio del Grande Anello dei Sibillini, per rilanciare la piccola frazione rimasta con una trentina di abitanti, non ha avuto seguito. Comunque l’itinerario di 120 km per ammirare gli ambienti naturali, i paesaggi e il patrimonio storico culturale del parco Nazionale dei Sibillini, segnalato e articolato in nove tratti, passa a Monastero.

Da oltre un decennio, nella casa dove trascorrevano le vacanze le monache Clarisse fermane ha sede un centro della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. Alcuni ragazzi stanno uscendo dalla crisi esistenziale, superando il materialismo e l’ingannevole consumismo per comprendere il giusto senso della vita nella tranquillità bucolica della zona. Nella comunità si svolgono settimanalmente tre riunioni serali inerenti la casa, il lavoro e la formazione. In quest’ultima si tratta dei precetti della vita nel rispetto dei principi del vangelo, delle difficoltà e delle prospettive per il futuro. I residenti svolgono piccoli lavori di muratura, artigianato (producono icone e oggetti vari), dipingono, coltivano l’annesso orto, preparano la legna ed eseguono lavori di giardinaggio. I ragazzi tengono molto all’ordine perché da questo ne consegue un migliore assetto interiore della persona. Mi auguro che qualcuno raccolga l’eredità del buon padre Natale Sartini e s’interessi al restauro dell’abbazia per riportarla al suo antico splendore. Inoltre concordo con l’architetto Adriana Malpiedi quando nella sua tesi di laurea “San Salvatore di Monastero: Storia di una’Abbazia Romualdina nelle Marche” auspica che sia avviata una campagna di scavi archeologici sul lato sud dell’attuale edificio dove sarebbero sepolti i resti dell’antico monastero.

Eno Santecchia

by giovi